sabato 7 febbraio 2009
Le radici profonde del terrore esercitato dallo stato ebraico.
DI SILVIA CATTORI
Voltairenet.org
Il sionismo come patologia
La creazione dello Stato d'Israele nel 1948 è stata accompagnata dalla pulizia etnica di più di 750.000 Palestinesi – ossia più della metà della popolazione indigena – cacciati dai loro villaggi, sia con la forza, sia con la paura generata da massacri deliberati di civili, come quello del villaggio di Deir Yassin.
Da allora, nel corso dei suoi sessanta anni di esistenza, dai massacri di Sabra e Chatila nel 1982, alla carneficina che si svolge oggi a Gaza – passando per la distruzione del campo profughi di Jenin e la distruzione delle infrastrutture palestinesi in Cisgiordania nel 2002, i massacri nel campo di rifugiati di Jabaliah nel 2005 e 2006, i massicci bombardamenti sul Libano nel 2006 – Israele non ha cessato, sotto il pretesto di "difendersi", di apportare morte e devastazione presso i suoi vicini, con tutta la potenza di fuoco della sua aviazione, della sua marina da guerra e dei suoi carri armati.
Ogni volta, siamo rimasti atterriti e scandalizzati per la ferocia degli attacchi israeliani, il numero delle vittime civili e la vasta distruzione che questi hanno comportato; e stupefatti per l'inerzia della "comunità internazionale".
Nella foto: Il primo congresso sionista (Bâle, 1897)
Ogni volta, abbiamo visto sui nostri schermi, con la complicità di redazioni faziose, i portavoce e gli ambasciatori israeliani venire a "giustificare" i crimini commessi con menzogne sfrontate, ostentando il loro disprezzo verso coloro che occupano militarmente e che giustiziano sommariamente, con una spocchia che fa irresistibilmente pensare a quella a suo tempo esibita dai dignitari nazisti.
La furia distruttrice di questo Stato non è nuova per gli occupati che la subiscono quotidianamente. Ma l'annientamento del ghetto di Gaza, questo insostenibile bagno di sangue che avviene davanti a noi, l'ha resa più evidente agli occhi del mondo.
E la domanda sul perché e come sia possibile una tale ferocia si pone oggi con ancora più insistenza.
E' a questa questione cruciale che due conoscitori di Israele hanno provato recentemente a dare una risposta: lo storico Ilan Pappe e il professore di filosofia giuridica e politica Oren Ben-Dor [1]
Il sionismo chiamato in causa [2]
Nel suo articolo intitolato "Israele e la virtù oltraggiata" [3], Ilan Pappe rileva che l'atteggiamento di autogiustificazione costantemente adottato da Israele è "un soggetto sul quale merita di attardarsi, se si vuole comprendere l'immunità internazionale di cui Israele beneficia riguardo i massacri che proseguono a Gaza".
Comincia insistendo sull'ondata di propaganda nei media israeliani, sull'ipocrisia delle giustificazioni proposte, e la minaccia che ciò rappresenta per i Palestinesi:
"Questo atteggiamento [di autogiustificazione] è fondato in primo luogo su pure menzogne (...) che ricordano le ore oscure degli anni 1930 in Europa (...) Non ci sono limiti all'ipocrisia, essenza stessa della virtù oltraggiata. I discorsi dei generali e dei responsabili politici oscillano, secondo il caso, tra l'autocongratulazione davanti all'umanità manifestata dall'esercito con i suoi colpi "chirurgici" da una parte e, dall'altra, la necessità di distruggere Gaza una volta per tutte, ma in modo umanitario, beninteso.
Questa virtù oltraggiata è una costante nel processo di spoliazione, prima da parte dei sionisti, poi di Israele. Ogni operazione, che si tratti di pulizia etnica, d'occupazione, di massacri o di distruzioni, è sempre stata presentata come un'azione giusta sul piano morale e rientrante nell'autodifesa, perpetrata a malincuore da Israele nella sua guerra contro esseri umani della peggiore specie. (...)
E' la virtù oltraggiata che protegge la società e i responsabili politici da ogni rimprovero o critica provenienti dall'esterno. Ma, peggio ancora, ciò si traduce sempre in misure di distruzione dirette contro i Palestinesi. Senza opposizione interna e senza pressioni esterne, ne consegue che ogni palestinese può diventare il bersaglio di questo furore. Considerata la potenza di fuoco dello Stato ebraico, ciò non può portare che ad altri massacri, altri assassinii di massa e altre epurazioni etniche."
Ilan Pappe da un nome a quella che definisce "un'ideologia malata destinata a coprire delle atrocità", ossia: "il sionismo". E conclude con l'urgenza di denunciarlo e combatterlo:
"E' necessario cercare di spiegare, non solo al mondo intero, ma agli Israeliani stessi, che il sionismo è un'ideologia che sostiene l'epurazione etnica, l'occupazione e adesso i massacri (...) e ugualmente smettere di legittimare tale ideologia che ha generato questa politica e che la giustifica moralmente e politicamente (...) E' forse più facile farlo adesso, in circostanze drammatiche, nel momento in cui l'attenzione del mondo è rivolta ancora una volta verso la Palestina.
(...)
Malgrado le prevedibili accuse di antisemitismo e tutto il resto, è tempo di spiegare alle popolazioni il rapporto che esiste tra l'ideologia sionista e le grandi date della storia di questo territorio, ormai famigliari: l'epurazione etnica del 1948, l'oppressione dei Plaestinesi in Israele durante il periodo del governo militare, la brutale occupazione della Cisgiordania e ora il massacro di Gaza (...) Dimostrando il rapporto tra la dottrina sionista, e la politica che ne è risultata, e le attuali atrocità potremo offrire una spiegazione chiara e logica nel quadro della campagna di boicottaggio, sanzioni e ritiro degli investimenti".
Una patologia suicida
Nel suo articolo intitolato "Israele: il suicido per autodifesa" [4], Oren Ben-Dor insiste sulla incessante ripetizione dei massacri perpetrati da Israele, sulla ipocrisia delle ragioni avanzate sullo scoppio della sua guerra contro Gaza e sul prevedibile scacco di questo ultimo tentativo di piegare la resistenza palestinese:
"Come in Libano nel 2006, il popolo di Gaza viene massacrato dai piloti assassini di uno Stato assassino (...) Questa ripresa della violenza su grande scala da parte di Israele (...) si compie dopo un lungo processo iniziato al momento in cui Israele ha ritirato unilateralmente le sue colonie e le sue truppe da Gaza, ma soltanto per organizzare quello che è stato descritto come uno zoo di esseri umani sorvegliati a distanza.
(...)
Oltre a rappresentare una risposta a breve termine agli attacchi di razzi, l'ondata di violenza israeliana dipende da un ragionamento vizioso (petizione di principio) e da una provocazione meditata. (...) Gli assassinii mirati di membri di Hamas, il rovesciamento stesso dell'organizzazione, la distruzione delle sue infrastrutture e dei suoi edifici non annienteranno la legittima opposizione all'entità sionista, arrogante e trionfalista. Nessun esercito, anche se bene equipaggiato e bene addestrato, può vincere un conflitto con un numero sempre crescente di persone che non hanno più alcuna ragione per temere di morire."
E [Oren Ben-Dor] pone la domanda di fondo:
"Considerando il fallimento sicuro dei tentativi tendenti ad imporre la stabilità per mezzo della violenza, l'intimidazione, la fame e l'umiliazione, quale è l'aspettativa, sul terreno, che anima lo Stato israeliano? Dove gli Israeliani si immaginano di arrivare con questo massacro? Ci deve essere qualcos'altro. Ci deve essere per gli Israeliani qualche cosa o qualche idea da preservare, anche da difendere, in questa patologia di voler provocare uno stato permanente di violenza contro se stessi. Che tipo di autosoddisfazione condiziona dunque questa volontà autodistruttrice di essere odiati?"
Alla fine, trova la risposta nella "incapacità degli Israeliani di interrogarsi sulle basi discriminatorie del proprio Stato"
"Molti dei Palestinesi che vivono a Gaza sono figli di quei 750.000 rifugiati espulsi nel 1948 da quello che è adesso lo Stato ebraico. (...) E' solo grazie ad una massiccia pulizia etnica che ha potuto impiantarsi uno Stato a maggioranza e a carattere ebraico. La corretta applicazione del diritto riconosciuto internazionalmente ai rifugiati di ritornare sulle loro terre, effettivamente significherebbe la fine del progetto sionista. (...) Al loro ritorno, sicuramente pretenderebbero con forza una cittadinanza paritetica. Così facendo, rimetterebbero in discussione l'idea discriminatrice che è alla base dello Stato ebraico (...). Così, per lo stesso motivo per cui Israele discrimina i propri cittadini non ebrei, impedisce il ritorno dei rifugiati."
Oren Ben-Dor conclude che solamente con il rimettere in causa l'apartheid israeliano, il "diritto d'Israele ad esistere in sicurezza in quanto Stato ebraico", si potrà mettere fine alla spirale di violenza; in mancanza, la "retorica dell'autodifesa" si andrà richiudendo nella "cronaca spaventosa di un suicidio annunciato".
"Ammettere il diritto di Israele ad esistere in sicurezza in quanto Stato ebraico è diventato oggi un punto di riferimento della politica moderata.
Obama ha già cominciato a cantare questa canzone. (...). L'origine della violenza a Gaza è intimamente legata al modo con cui lo Stato israeliano ha visto la luce e con cui ancora tollera l'idea di apartheid nella sua stessa essenza. Israele non deve essere "riformato" o "condannato", ma rimpiazzato da un'unica struttura egualitaria su tutta la Palestina storica.
Israele ha bisogno di un ciclo permanente di violenza. (...) La violenza (...) è un mezzo necessario per ancorare la pretesa legittimità che si sostiene essere la sola alternativa a questa violenza. Questa alternativa non è altro che il "sorprendente" fallimento di un processo di pace "sensato", "ragionevole" e "moderato" per arrivare a due Stati, un processo che aspira a legittimare lo Stato d'apartheid una volta per tutte. Il discorso è stato ripreso in una maniera tale che gli appelli urgenti ad una immediata cessazione della violenza rianimano il progetto dei due Stati, essenzialmente ingiusto e votato al fallimento ma che garantisce la prosecuzione della violenza. (...)
Questa patologia israeliana sfocerà, furtivamente e fatalmente, in ciò che gli Israeliani temono di più. Non c'è effettivamente "altra scelta" per il progetto nazionalista delle eterne vittime, che il suicidio insieme a coloro che opprime. (...) L'autodifesa attraverso il suicidio sottolinea il carattere unico del'apartheid israeliano. La retorica sia della non scelta che dell'autodifesa racchiude una cronaca spaventosa di un suicidio annunciato. Malgrado la sua potenza militare, Israele è uno Stato debole e morente che desidera autodistruggersi. Le più potenti nazioni del mondo assistono a questo processo suicida e su questo bisogna meditare con urgenza."
Come si può vedere, per questi due autori il carattere stesso dello Stato israeliano, l'apartheid che pratica e su cui è fondato, sono al centro del terrore che esso scatena con regolarità sui suoi vicini, e non ci sarà fine alla spirale della violenza e dei massacri fintanto che la "comunità internazionale" continuerà a tollerare questa inaccettabile eccezione al diritto internazionale.
Silvia Cattori
Fonte: www.voltairenet.org
Link:http://www.voltairenet.org/article159015.html
19.01.2009
NOTE
[1] Ilan Pappe (nato nel 1954), cittadino israeliano, è uno dei "nuovi storici" che hanno riesaminato in modo critico la storia d'Israele e del sionismo. In seguito, l'anno scorso, a causa del suo sostegno al boicottaggio accademico delle università israeliane da parte dei paesi stranieri, Ilan Pappe è stato oggetto di minacce di morte, costretto a dimettersi dal suo incarico di professore di scienze politiche all'Università di Haifa e ad emigrare in Gran Bretagna. Il dr. Oren Ben-Dor è nato a Haifa e cresciuto in Israele; insegna filosofia giuridica e politica alla facoltà di diritto dell'Università di Southampton, Regno Unito.
[2] Sionismo: ideologia politica che predica la creazione di uno Stato ebraico in Palestina e il ritorno del popolo ebraico "nella sua patria storica, Eretz Israel, attraverso l'"aliyah" proveniente da tutti i paesi". Il movimento sionista è stato fondato nel Congresso di Bale nel 1897 da Theodor Herzl, giornalista e scrittore ebreo austriaco, autore di Der Judenstaat ("Lo Stato ebraico").
[3] Si veda:
"Israël et la vertu outragéè" [Israele e la virtù oltraggiata], di Ilan Pappe. Online:http://blog.emceebeulogue.fr, 6 gennaio 2009.
Testo originale in inglese:"Israel' righteous fury and its victims in Gaza".
[4] Si veda:
"Israël: le suicide par l’autodéfense" [Israele: il suicidio per autodifesa], di Oren Ben-Dor, Online: www.info-palestine.net , 4 gennaio 2009.
Testo originale in inglese:"The Self-Defense of Suicide". Online:www.counterpunch.org, 1 gennaio 2009.
Titolo originale: Les racines profondes de la terreur exercée par l’État juif
Fonte: Voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article159015.html
19.01.2009
Scelto e tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS
Online:http://electronicintifada.net, 2 gennaio 2009.
Sionismo: ideologia politica che predica la creazione di uno Stato ebraico in Palestina e il ritorno del popolo ebraico "nella sua patria storica, Eretz Israel, attraverso l'"aliyah" proveniente da tutti i paesi". Il movimento sionista è stato fondato nel Congresso di Bale nel 1897 da Theodor Herzl, giornalista e scrittore ebreo austriaco, autore di Der Judenstaat ("Lo Stato ebraico").
La vera minaccia nucleare è Israele, non l'Iran!
Questo video illustra la produzione di BOMBE TERMONUCLEARI da parte di Israele.
L'ingegnere israeliano MORDECHAI VANUNU, lavorando nell'impianto nucleare israeliano di Dimona, è venuto a conoscenza dei segreti nucleari di Israele, e ha svelato al mondo in che modo ISRAELE COSTRUISCE E POSSIEDE BOMBE TERMONUCLEARI.
Vanunu è stato arrestato in Italia, poi incarcerato e perseguitato in Israele.
E' oggi impossibilitato a uscire dai Territori Occupati.
Questo video dimostra la pericolosità, la falsità e l'ipocrisia di uno stato che sfugge a ogni controllo internazionale.
Alcuni fatti che vale la pena di ricordare:
- ISRAELE NON HA FIRMATO IL TRATTATO DI NON-PROLIFERAZIONE NUCLEARE.
- L'IRAN LO HA FIRMATO, E STA PRODUCENDO ENERGIA NUCLEARE PULITA IN CONFORMITA' AI TRATTATI INTERNAZIONALI.
- ISRAELE NON ACCETTA ISPEZIONI NEI PROPRI IMPIANTI NUCLEARI.
- L'IRAN HA ACCETTATO ISPEZIONI APPROFONDITE E RIPETUTE DA PARTE DEGLI ORGANISMI INTERNAZIONALI (AIEA), COMPRESA L'INSTALLAZIONE DI TELECAMERE INTERNE. E NESSUNA VIOLAZIONE E' STATA RISCONTRATA DALL'AIEA (per quanto israeliani e americani urlino "al lupo al lupo!" ).
- ISRAELE SI E' SEMPRE RIFIUTATA DI COMMENTARE IL PROPRIO STATUS DI NAZIONE NUCLEARE, che ufficialmente è, tutt'oggi, "indeterminato".
- In realtà tutti sanno che Israele possiede bombe atomiche, ma nessuno ha mai chiesto a Israele di rendere conto al mondo di questo suo comportamento illegale o di firmare il trattato di non-proliferazione nucleare.
Evidentemente, Israele ritiene di essere al di sopra e al di là delle leggi.
... Fino a quando resteremo tutti zitti e obbedienti ....
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martedì 3 febbraio 2009
Paolo Barnard - CAPIRE IL TORTO - sette parti
Finalmente una presentazione chiara su video in italiano degli eventi storici che hanno portato alla situazione attuale in Palestina.
Prima parte:
Seconda parte:
Terza parte:
Quarta parte:
Quinta parte:
Sesta parte:
Settima parte:
DA VEDERE TUTTO !!
lunedì 2 febbraio 2009
"L'Italia? E' un'avanguardia dell'osceno"
Intervista a giuseppe genna
Perché nel suo ultimo libro parla dell’Italia come del luogo che ha "disimparato ad amare"?
“L’Italia ha avuto una mutazione antropologica e sociale negli ultimi 30 anni, da noi l’oscenità si sta manifestando in modo più potente che in altri luoghi. Si è inverata la profezia pasoliniana dell’involgarimento di massa, della spettacolarizzazione, del discorso unico che sostituisce il dialogo… E se da un lato c’è un imbarbarimento del luogo Italia, dall’altro io stesso sono connesso, con ossa, nervi e muscoli, a questo processo di anestesia emotiva e disamore. Io, che ho disimparato ad amare e ad amarmi, sono questo luogo…”
E fuori dall’Italia le cose stanno diversamente?
“Sì, senza dubbio. Penso che l’Italia sia in questo momento un paese di avanguardia, dove stanno arrivando a maturazione processi disgregativi e trasformazioni dell’umano che sono la china su cui discenderà tutto l’Occidente… Altri popoli sono più indietro lungo questa forma di evoluzione, la metastasi lì è rallentata, c’è ancora qualcosa che frena la metamorfosi dell’umano in insetto. Ad esempio, recentemente a Copenaghen ho avvertito una maggiore pietà per l’altro, una percezione che l’altro sia parte di sé, che da noi, attorno a me e dentro me, è come evaporata”.
E perché, a suo avviso, in Italia questa disumanizzazione è più accentuata che altrove?
“In primo luogo perché noi non siamo un popolo, non abbiamo mai elaborato una cultura nazionale… al più abbiamo una cultura statale e parastatale. E la storia del paese, dalla 2a guerra mondiale agli anni ‘70 è continuamente messa in discussione da revisionismi devastanti. Lo Stato è da sempre un'entità distante dai cittadini. A questo si aggiungano i misteri di Stato mai chiariti e le ferite mai sanate, in primis quella del terrorismo in rapporto quale si pretende un pentimento carcerario, una reclusione sine die e non il recupero della persona. E sopra tutta questa disgregazione noi ci abbiamo steso lo spettacolo”
In che modo?
“E’ un processo che inizia negli anni ’80 con la nascita delle emittenti televisive private, che si fanno veicolo di un immaginario fragile e distorto. Non c’è nazione in cui l’immaginario è stato contaminato dallo spettacolo come in Italia. Basti pensare alle masse di ragazzini, correva l’anno ’84, che urlavano parole senza senso come “Ass Fidanken”… La memoria del paese è spettacolare, è una berlusconizzazione… di cui lo stesso Berlusconi è un sintomo, non la causa. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini che è in tv, durante la diretta da Vermicino, mentre un bambino muore in un pozzo, e l’anno successivo è al Nou Camp di Madrid, mentre l’Italia sta per vincere la finale dei mondiali calcio, e dice “Non ci prendono più…”. Ma si rende conto Pertini di essere dentro uno spettacolo, che segna una linea di discrimine nella nostra storia? O Antonio Ricci che dice che “Striscia la notizia” è servizio pubblico, quando non è altro che un veicolo di un trauma dell’immaginario. Tutto questo espropria l’umano dell’umano, del linguaggio e di ogni idea o possibilità di cambiare la realtà”
Ma questo fenomeno non riguarda un po’ tutto l’Occidente?
“Sì, ma in Italia si è manifestato in modo più vistoso, anche rispetto agli Stati Uniti, dove, grazie alla struttura federale e al fatto che la tv pubblica, la Pbs, non era sotto controllo politico come la Rai, la disgregazione culturale è stata meno drammatica. Ricordo che nel ’69, quando venne fermato dalla polizia l’anarchico Pietro Valpreda, a pochi giorni dalla morte di Giuseppe Pinelli, c’era un giornalista che intervistava il questore di Milano e dava per certo, usando un tono quasi autoritario, che fosse stato preso il colpevole. Il giornalista veicolava una falsità, spacciandola per verità, in relazione a un fatto intricato e complicatissimo… Bene, quel giornalista era Bruno Vespa, che oggi continua a fare le stesse cose. Questa è l’Italia. Si veicolano falsità e spettacolo come se fossero verità… La realtà viene spogliata sua della verità, in modo pop…e poiché, salvo poche, luminose eccezioni non ci sono intellettuali in grado di opporsi, il paese è in balia di un unico linguaggio, di un unico discorso”.
Quali sono le luminose eccezioni?
“Beh, l’Italia è un’avanguardia per quanto riguarda l’espropriazione dell’umano, ma lo è anche nella produzione dell’umano. La nostra è la lingua letteraria più antica tra quelle moderne. Alcuni scrittori italiani stanno producendo cose che a livello planetario non si fanno. Nessun americano o inglese è all'altezza del poeta Andrea Zanzotto… pochissimi agiscono politicamente e linguisticamente dentro il testo come Tommaso Pincio, i Wuming, Valerio Evangelisti o Walter Siti, probabilmente il più grande scrittore vivente in Italia. Si tratta di minoranze esigue… ma molto costanti nel tempo e avanzatissime. Seamus Heaney o Derek Walcott, gli ultimi Nobel anglosassoni, sono fermi a quello che Giusuè Carducci faceva nelle sue “Odi Barbare”. In Italia siamo oltre la morte della lingua… lo ha detto Carmelo Bene, e negli ultimi anni non si è visto un altro come lui… Ma se si guarda al campo della pubblica attenzione la figura dell’intellettuale viene attaccata, ignorata oppure spettacolarizzata, come è successo a Roberto Saviano, che è stato trasformato in un’icona che non corrisponde a quello che Saviano sente e vuole provocare nel lettore”.
In “Italia De Profundis” esprime un giudizio critico sullo stile della poesia italiana di oggi…
“La poesia italiana non parla più… salvo pochissime eccezioni, come l’ultimo libro di Mario Benedetti, “Pitture nere su carta”, edito da Mondatori o Milo De Angelis e lo stesso Andrea Zanzotto. Questi poeti rappresentano un’avanguardia mondiale. Tutti gli altri fanno piccole cose, nel solco della nostra tradizione lirica, quasi a prolungare una sorta di deriva neopetrarchista… non entrano nell’immaginario e nemmeno nello scavo di sé… è inevitabile che se non scavano dentro di loro non possono parlare agli altri”.
(Non c'è alcuna via d'uscita al declino? "Solo lo shock della povertà ci può salvare")
Le cose vanno così male anche per il cinema?
“Qui c’è un problema di industria culturale, non si ha la voglia e la capacità di rischiare, di uscire fuori da alcuni schemi rigidi e prestabiliti. E, sia chiaro, non si rischia producendo “Gomorra”, che pure è un film molto interessante, o “Il Divo” con Servillo… Nella mia esperienza di giurato alla Mostra del Cinema di Venezia (2006, ndr), grazie allo sguardo panoptico sulla cinematografia mondiale regalatomi da quella occasione, mi sono reso conto di quanto sia povero, debole e morto il cinema italiano… Anche l’ultimo dei cinesi ha un impatto estetico, etico, politico, emotivo di una forza a cui nessuna opera del nostro cinema attuale può arrivare”.
E non c’è soluzione a un simile degrado culturale?
“L’Italia per diventare paese deve subire uno shock forte, passare per una fase dura di depauperamento determinata da varie ragioni, dalla crisi climatica alle ondate migratorie provenienti dalle aree più povere. Questo shock sociale diventerà un grande evento politico per il nostro paese. Gli italiani, da poveri, probabilmente recupereranno la loro umanità… forse mi sbaglio, ma io vedo solo questa possibilità di cambiamento. Chi spende il 18% del suo stipendio per il telefonino e non se ne rende conto non è più umano...”.
Non le sembra di avere un approccio un po’ pessimista, di legare la sua analisi a dei presupposti radicalmente negativi?
“Davvero restituisco questa impressione? Non è una cosa in cui mi riconosco, certo rispetto allo stato di cose che ci circondano denuncio una negatività. Ma se non avessi dentro di me l’idea di una positività non parlerei in questo modo”
Luca Vaglio
Fonte: Affari Italiani
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Le infrazioni al cessate-il-fuoco: uccidere palestinesi non conta
Il 27 gennaio i titoli dei giornali strombazzavano la notizia che i palestinesi avevano rotto l'ultimo cessate il fuoco: una bomba aveva ucciso un soldato israeliano e ferito altre due o tre soldati.
Praticamente ogni fonte di informazione riportava questa azione come una grossa infrazione al cessate il fuoco che era iniziato il 18 gennaio: CNN, AP, NPR, il New York Times, The Washington Post, Fox News, ABC, CBS, il Christian Science Monitor, il LA Times, McClatchy Newspapers, ecc., hanno tutti accusato i palestinesi del riprendere della violenza.
C'è solo un problema. Le forze israeliane avevano già violato il cessate il fuoco almeno sette volte:
- Le forze israeliane hanno ucciso un contadino palestinese a Khuza'a a est di Khan Yunis il 18 gennaio.
- Le forze israeliane hanno ucciso un contadino palestinese a est di Jabalia il 19 gennaio.
- Le navi da guerra israeliane avevano cannoneggiato la costa di Gaza causando danni a strutture civili.
- Le truppe israeliane hanno sparato e ferito un bambino a est e di Gaza City il 22 gennaio.
- Il fuoco delle navi da guerra israeliane ha ferito tra i quattro e i sette pescatori palestinesi il 22 gennaio.
- Colpi di artiglieria israeliani hanno incendiato una casa palestinese il 22 gennaio.
- Carri armati israeliani hanno aperto il fuoco al confine della città di Al Faraheen, provocando danni a case e fattorie il 24 gennaio.[2]
Eppure gli americani che si affidano ai media statunitensi per le loro notizie su Israele e Palestina vengono portati a credere che i palestinesi hanno dato inizio alla violenza (la morte di un soldato israeliano) che ha portato all'ultimo assalto di Israele: entro la fine della giornata [del 28 gennaio n.d.t.] le forze israeliane avevano già ucciso un contadino palestinese ventisettenne sparando dai carri armati; avevano chiuso i valichi verso Gaza negando all'intera popolazione (un milione e mezzo di persone) accesso alle forniture di cibo, medicine e altri aiuti umanitari di cui c'è disperatamente bisogno; avevano lanciato un drone che ha sparato un missile verso la città di Khan Yunis, ferendo un membro di Hamas a bordo di una motocicletta e, a quanto pare, almeno un bambino palestinese lì vicino; avevano mandato 20 carri armati e sette bulldozer militari a Gaza; e avevano occupato una casa palestinese vicino alla città di Deir Al Balah.
Questa non è la prima volta che i media hanno capovolto la cronologia della violenza tra israeliani e palestinesi. Mentre i media riportano ampiamente il massacro di palestinesi da parte di Israele durato tre settimane è iniziato il 27 dicembre come reazione ai razzi palestinesi, il fatto è che Israele aveva iniziato la violenza rompendo la tregua il quattro novembre uccidendo sei palestinesi e ferendone altre sei, il cinque novembre uccidendo ancora un altro palestinese. Solo dopo questa violenza israeliana (e il suo continuato e soffocante embargo a Gaza, un'altra estremamente significativa violazione della tregua) è ricominciato il lancio di razzi da parte di Hamas.
Neanche per Hillary i palestinesi contano.
Nel frattempo il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha tenuto la sua primissima conferenza stampa al Dipartimento di Stato, annunciando: "Appoggiamo il diritto di Israele all'autodifesa. Lo sbarramento di fuoco dei razzi [palestinesi] che si avvicina sempre di più alle aree popolate [in Israele] non può rimanere senza risposta".
Gran parte dei razzi palestinesi sono proiettili fabbricati in casa e costruiti di ferraglia. Il loro lancio è iniziato solo dopo che l'invasione israeliana di Gaza e della Cisgiordania aveva ucciso e ferito centinaia di civili. In sei anni questi razzi hanno ucciso un totale di 28 israeliani. Israele ha ucciso almeno 40 uomini, donne e bambini palestinesi in pochi minuti il sei gennaio quando ha colpito una scuola dell'Onu. Durante la loro invasione di dicembre e gennaio le forze israeliane hanno ucciso più di 1300 uomini, donne e bambini di Gaza e ne hanno feriti più di 5000; i combattenti della resistenza palestinese hanno ucciso nove israeliani, 4 dei quali civili.
Hillary è capace di presentarsi con affermazioni così assurde e offensive, dando luce verde per un'ulteriore carneficina, e Israele è capace di continuare la sua violenza assassina, solamente perché la copertura di Israele e Palestina da parte dei media mainstream è talmente pessima.
È tempo per tutti noi di dire ai media che vogliamo sapere i fatti su Israele e Palestina, e di dire ai nostri vicini, ai nostri rappresentanti al Congresso e al nostro nuovo presidente quali sono questi i fatti. Noi abbiamo votato per il cambiamento. E' tempo di ottenerlo.
DI ALISON WEIR
Counterpunch
Alison Weir è direttore esecutivo di "If Americans Knew" (www.IfAmericansKnew.org), che ha prodotto un volantino da distribuire alla gente con i fatti riguardanti il cessate il fuoco.
NOTE DEL TRADUTTORE
[1] Dalla prima pagina di Repubblica (ore 18:10): "Razzi e colpi di mortaio dai miliziani: prime persone colpite dopo il cessate il fuoco."
[2] Su siti come Uruknet e Infopal che seguono le vicende mediorientali si possono trovare resoconti pubblicati nei giorni scorso relativi alle violazioni israeliane del cessate il fuco "unilaterale". N.d.t.
Fonte: ComeDonChisciotte.org
Etichette: gaza, informazione
Obama su Israele e la Palestina
Barack Obama è rinomato per essere una persona di intelligenza acuta, un laureato in legge, attento alla scelta delle parole. Merita di essere preso sul serio – sia per quello che dice, che per quello che omette. Particolarmente significativa è la sua prima dichiarazione pregnante sugli affari esteri, il 22 gennaio, al Dipartimento di Stato, mentre presentava George Mitchell come suo inviato speciale per la pace in Medio Oriente.
Mitchell deve focalizzare la sua attenzione sul problema Israelo-Palestinese, a seguito della recente invasione Israelo - americana di Gaza. Durante l’assalto omicida, Obama è rimasto in silenzio tranne che per poche banalità, perché, ha detto, c’è solo un Presidente -- un fatto che non lo ha fatto tacere su molte altre questioni. La sua campagna ha, tuttavia, ripetuto la sua affermazione stando alla quale "se dei missili cadessero dove le mie due figlie dormono, farei di tutto per care cessare questa cosa". Egli faceva riferimento ai bambini israeliani, non alle centinaia di bambini Palestinesi che venivano macellati dalle armi americane, dei quali egli non poteva parlare, perché c’era solo un Presidente.
Il 22 gennaio, tuttavia, l’unico Presidente era Barack Obama, e così poteva parlare liberamente di queste questioni – evitando di menzionare, in ogni caso, l’attacco contro Gaza, che era stato, convenientemente, fatto cessare appena prima dell’inaugurazione.
Il discorso di Obama enfatizzava il suo impegno per una soluzione pacifica. Ne ha lasciati vaghi i contorni, fatta eccezione per una specifica proposta: "l’iniziativa di pace araba," ha detto Obama, "contiene elementi costruttivi che potrebbero aiutare a far progredire questi sforzi. Ora è il tempo per gli Stati arabi di agire sulla promessa dell’iniziativa mediante il supporto del governo Palestinese sotto il Presidente Abbas ed il Primo Ministro Fayyad, prendendo passi verso la normalizzazione delle relazioni con Israele, e fronteggiando l’estremismo che ci minaccia tutti".
Obama non sta falsificando direttamente la proposta della Lega Araba, ma la falsità ben architettata è istruttiva.
La proposta di pace della lega Araba in realtà auspica la normalizzazione delle relazioni con Israele – nel contesto – si ripete, nel contesto di una soluzione a due Stati in termini del consenso internazionale di vecchia data, che gli Stati Uniti ed Israele hanno bloccato per oltre trent’anni, nell’isolamento internazionale, e continuano a farlo. Il fulcro della proposta della Lega Araba, come Obama ed i suoi Consiglieri per il Medio Oriente sanno molto bene, è l’invocazione di una sistemazione politica pacifica in questi termini, che sono ben noti, e riconosciuti quali uniche basi per la soluzione pacifica alla quale Obama professa di essere impegnato. L’omissione di questo fatto cruciale difficilmente può essere accidentale, e segnala chiaramente che Obama non prefigura alcun allontanamento dal reiezionismo americano. La sua invocazione affinché gli Stati Arabi agiscano su un corollario della loro proposta, allorquando gli Stati Uniti ignorano perfino l’esistenza del suo contenuto centrale, che costituisce la precondizione per il corollario, sorpassa il cinismo.
Gli atti più significativi per minare alle fondamenta una composizione pacifica sono le quotidiane azioni sostenute dagli Stati Uniti nei territori occupati, tutte riconosciute come criminali: prendere il controllo di terre e risorse preziose, e costruire quelli che il principale architetto del progetto, Ariel Sharon, ha chiamato "Bantustans" per i Palestinesi – un paragone ingiusto perché i Bantustans erano di gran lunga più vivibili rispetto ai frammenti lasciati ai Palestinesi secondo la concezione di Sharon, ora in corso di realizzazione. Ma gli Stati Uniti ed Israele continuano ad opporsi ad una soluzione politica perfino a parole, da ultimo nel mese di dicembre 2008, quando gli Stati Uniti ed Israele (ed alcune isole del Pacifico) votarono contro una risoluzione delle Nazioni Unite che sanciva "il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione" (emanata con 173 voti favorevoli e 5 contrari, contrastata dagli Stati Uniti ed Israele, con pretesti evasivi).
Obama non ha una parola da dire a proposito degli insediamenti e sviluppi di infrastrutture nella Cisgiordania, e delle misure complesse per controllare l’esistenza palestinese, concepite per minare le prospettive per una sistemazione pacifica che preveda l’esistenza di due Stati. Il suo silenzio è una cupa smentita delle sue fioriture oratorie su come "sosterrò un impegno attivo per cercare due Stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza".
E’ stato altresì omesso ogni riferimento all’uso di armi americane a Gaza da parte di Israele, in violazione non solo del diritto internazionale, ma anche delle leggi degli Stati Uniti. O la consegna di nuove armi da parte di Washington ad Israele al culmine dell’aggressione israelo – americana, sicuramente ignota ai Consiglieri per il Medio Oriente di Obama.
Obama era fermo, tuttavia, nell’affermare che il contrabbando di armi a Gaza deve essere fermato. Egli sostiene l’accordo di Condoleeza Rice e del ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni in base al quale la frontiera tra l’Egitto e Gaza deve essere chiusa – un notevole esercizio di arroganza imperiale, come ha osservato il Financial Times: "mentre si trovavano a Washington a congratularsi l’un l’altro, entrambi gli esponenti sembravano ignorare il fatto che stavano facendo un accordo su un commercio illegale che interessava la frontiera di qualcun altro – l’Egitto, nella fattispecie. Il giorno successivo, un esponente egiziano descrisse il memorandum come ‘fittizio’". Le obiezioni dell’Egitto vennero ignorate.
Tornando al riferimento fatto da Obama alla proposta "costruttiva" della Lega Araba, come l’espressione indica, Obama persiste nel limitare il sostegno al partito sconfitto nelle elezioni del gennaio 2006, le uniche elezioni libere nel mondo arabo, alle quali gli Stati Uniti ed Israele reagirono, immediatamente ed apertamente, punendo severamente i Palestinesi per essersi opposti alla volontà dei padroni. Piccolo dettaglio, il mandato di Abbas è scaduto il 9 gennaio, e Fayyad è stato nominato senza conferma da parte del Parlamento Palestinese (molti membri del quale sono stati sequestrati e detenuti in prigioni israeliane). Ha'aretz descrive Fayyad come "uno strano uccello nella politica palestinese. Da un lato, egli è il politico palestinese più stimato da Israele e dall’Occidente. Tuttavia, dall’altro lato, egli non ha potere elettorale di sorta a Gaza od in Cisgiordania". Il resoconto sottolinea anche la "stretta relazione con l’establishment israeliano" di Fayyad, in modo particolare la sua amicizia con il Consigliere estremista di Sharon, Dov Weiglass. Sebbene manchi di supporto popolare, egli è visto come competente ed onesto, non proprio la norma nei settori politici sostenuti dagli Stati Uniti.
L’insistenza di Obama che solo Abbas e Fayyad esistono si conforma al coerente disprezzo Occidentale per la democrazia, a meno che si trovi sotto il suo controllo.
Obama ha fornito le solite ragioni per aver ignorato il governo eletto guidato da Hamas. "Per essere una parte genuina della pace," ha dichiarato Obama, "il quartetto [Stati Uniti, Unione Europea, Russia, Nazioni Unite] ha chiarito che Hamas deve accettare condizioni chiare: riconoscere il diritto di Israele di esistere; rinunciare alla violenza; ed attenersi agli accordi passati". Nessuna menzione, come al solito, del fatto scomodo che gli Stati Uniti ed Israele respingono fermamente tutte e tre le condizioni. In isolamento internazionale, essi ostacolano una soluzione a due Stati, che comprenda uno Stato Palestinese; essi ovviamente non rinunciano alla violenza; e rigettano la proposta centrale del quartetto, la "road map".
Israele formalmente l’ha accettata, ma con 14 riserve, che di fatto ne eliminano i contenuti (tacitamente sostenute dagli stati Uniti). E’ il grande merito del libro di Jimmy Carter “Palestine: Peace not Apartheid”, di aver portato questi fatti all’attenzione del pubblico per la prima volta – e nei principali media, l’unica volta.
Ne consegue, con un ragionamento elementare, che né gli stati Uniti né Israele rappresentano una "parte genuina della pace". Ma questo non può essere. Non è neanche una frase nel linguaggio inglese.
E’ forse ingiusto criticare Obama per questo ulteriore esercizio di cinismo, perché è quasi universale, diversamente dal suo scrupoloso eviscerare il fulcro centrale della proposta della Lega Araba, che è il suo contributo originale.
Allo stesso modo, sono quasi universali le referenze standard di Hamas: un’organizzazione terrorista, dedicata alla distruzione di Israele (o forse di tutti gli ebrei). Vengono omessi gli scomodi fatti che gli Stati Uniti – Israele non sono solo dediti nella distruzione di qualsiasi Stato palestinese vivibile, ma che stanno fermamente applicando queste politiche. O che, diversamente dai due Stati reiezionisti, Hamas ha invocato una soluzione a due Stati, secondo il consenso internazionale: pubblicamente, ripetutamente, esplicitamente.
Obama ha iniziato le sue osservazioni affermando: "consentitemi di essere chiaro: l’America è impegnata per la sicurezza di Israele. E sosterremo sempre il diritto di Israele di difendersi contro minacce serie".
Non vi era nulla sul diritto dei Palestinesi di difendere sé stessi contro minacce molto più estreme, quali quelle che accadono quotidianamente, con il sostegno degli Stati Uniti, nei territori occupati. Ma questa, ancora una volta, è la norma.
Altrettanto normale è l’enunciazione del principio che Israele ha il diritto di difendersi. Questo è corretto, ma vacuo: chiunque ha quel diritto. Ma nel contesto, il cliché è peggio che vacuo: è una ulteriore disonestà cinica.
La questione non è se Israele abbia o meno il diritto di difendersi, come chiunque altro, ma se ha il diritto di farlo con la forza. Nessuno, compreso Obama, crede che gli Stati godano di un diritto generale di difendersi con la forza: è prima necessario dimostrare che non vi sono alternative pacifiche che possano essere tentate. In questo caso, ve ne sono sicuramente.
Un’alternativa ristretta sarebbe che Israele si attenga ad un cessate – il – fuoco; per esempio, il cessate – il – fuoco proposto dal leader politico di Hamas Khaled Mishal qualche giorno prima che Israele lanciasse il suo attacco il 27 dicembre. Mishal ha chiesto la restaurazione dell’accordo del 2005. L’accordo invocava la cessazione della violenza e l’apertura ininterrotta delle frontiere, con la garanzia da parte di Israele che i beni e le persone avrebbero potuto circolare liberamente tra le due regioni della Palestina occupata, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. L’accordo fu respinto dagli Stati Uniti e da Israele pochi mesi dopo, dopo che le elezioni libere del gennaio 2006 andarono "nella direzione sbagliata". Ci sono molti altri casi altamente significativi.
L’alternativa più ampia e significativa sarebbe che gli Stati Uniti ed Israele abbandonino il loro estremo reiezionismo, e si unissero al resto del mondo – compresi gli stati arabi ed Hamas – nel sostenere una soluzione a due Stati, conformemente al consenso internazionale. E’ doveroso rilevare che nei trenta anni passati c’è stato un solo allontanamento dal reiezionismo degli Stati Uniti e di Israele: I negoziati di Taba del gennaio 2001, che sembravano essere vicini ad una soluzione pacifica, quando Israele si è ritirata prematuramente dagli stessi. Non sarebbe quindi così peregrino per Obama accettare di unirsi al mondo, anche nell’ambito di una cornice di politica americana, se fosse interessato a fare ciò.
In breve, la reiterazione forzata da parte di Obama del diritto di Israele di difendersi è un altro esercizio di inganno cinico – sebbene, bisogna ammettere, non gli sia proprio in via esclusiva, ma virtualmente universale.
La disonestà è particolarmente lampante in questo caso perché l’occasione era la nomina di Mitchell come inviato speciale. Il successo primario di Mitchell è consistito nel suo ruolo di primo piano nella soluzione pacifica nell’Irlanda del Nord. Invocava una cessazione del terrorismo dell’IRA e della violenza britannica. Implicito è il riconoscimento che mentre la Gran Bretagna aveva il diritto di difendersi dal terrore, non aveva il diritto di farlo con la forza, perché c’era un’alternativa pacifica: il riconoscimento delle legittime rimostranze della Comunità irlandese cattolica, che erano le radici del terrorismo dell’IRA.
Quando la Gran Bretagna ha adottato questo percorso sensato, il terrore è cessato. Le implicazioni per la missione di Mitchell con riferimento alla questione Israele - Palestina sono talmente ovvie che non necessitano di essere esternate. E la loro omissione è, ancora una volta, una indicazione lampante dell’impegno dell’amministrazione Obama al tradizionale reiezionismo americano e l’opposizione alla pace, eccetto secondo i suoi termini estremisti.
Obama ha anche lodato la Giordania per il suo "ruolo costruttivo nell’addestrare le forze di sicurezza palestinesi e nel coltivare le sue relazioni con Israele" – il che contrasta in maniera lampante con il rifiuto israelo – americano di relazionarsi con il liberamente eletto governo di Palestina, mentre puniscono selvaggiamente i palestinesi per averlo eletto, con pretesti che, come rilevato, non resistono ad un attento esame. E’ vero che la Giordania si è unita agli Stati Uniti nell’armare ed addestrare le forze di sicurezza palestinesi, affinché potessero sopprimere violentemente qualsiasi manifestazione di sostegno per le infelici vittime dell’attacco israelo - americano a Gaza, anche arrestando sostenitori di Hamas ed il giorrnalista di spicco Khaled Amayreh, mentre organizzavano le loro dimostrazioni a sostegno di Abbas e Fatah, nelle quali la maggior parte dei partecipanti "erano dipendenti statali e bambini in età scolastica istruiti dall’Autorità palestinese a partecipare al raduno", stando al Jerusalem Post. Il nostro tipo di democrazia.
Obama ha fatto un ulteriore commento significativo: "come parte di un durevole cessate-il-fuoco, i varchi delle frontiere di Gaza dovrebbero essere aperti per consentire il flusso di aiuti e di commercio, con un adeguato sistema di monitoraggio". Egli non ha, ovviamente, menzionato che gli Stati Uniti ed Israele avevano respinto un accordo in tutto e per tutto simile dopo le elezioni del Gennaio 2006, e che Israele non aveva osservato simili accordi successivi sulle frontiere.
E’ assente altresì qualsivoglia reazione all’annuncio di Israele di aver respinto l’accordo di cessate-il-fuoco, cosicché le prospettive per la sua “durevolezza” non sono propizie. Come subito riportato dalla stampa, "il Ministro del Gabinetto israeliano Binyamin Ben-Eliezer, che prende parte alle deliberazioni sulla sicurezza, disse alla Radio dell’esercito giovedì scorso che Israele non avrebbe consentito la riapertura dei varchi con Gaza senza un accordo per la liberazione di [Gilad] Schalit" (AP, gennaio 22); Israele mantiene chiusi i varchi di Gaza... Un esponente disse che il governo pianificava di usare la questione per negoziare il rilascio di Gilad Shalit, il soldato israeliano trattenuto dal gruppo islamico dal 2006 (Financial Times, 23 Gennaio); "questa settimana, il Ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni ha affermato che il rilascio del Caporal maggiore Shalit avrebbe costituito una precondizione all’apertura dei varchi di frontiera, che sono stati chiusi per la maggior parte da quando Hamas ha strappato il controllo di Gaza dall’Autorità Palestinese basata in Cisgiordania nel 2007" (Christian Science Monitor, 23 gennaio); "un esponente israeliano ha affermato che ci sarebbero state condizioni dure per qualsiasi soppressione del blocco, che egli ha collegato con il rilascio di Gilad Shalit" (FT, 23 gennaio); tra molti altri.
La cattura di Shalit è una questione di primaria importanza in Occidente, un altro indice della criminalità di Hamas. Qualunque cosa se ne possa pensare, è incontroverso che la cattura di un soldato di un esercito di aggressione è molto meno criminale rispetto al rapimento di civili, esattamente quello che le Forze Israeliane hanno fatto il giorno prima della cattura di Shalit, invadendo Gaza city e sequestrando due fratelli, e quindi facendoli passare attraverso la frontiera dove scomparvero nel complesso carcerario israeliano. A differenza del molto meno grave caso di Shalit, questo crimine è stato praticamente ignorato e dimenticato, così come la pratica regolare di Israele, intrattenuta per decenni, di sequestrare civili in Libano e negli alti mari e tradurli verso le prigioni israeliane, spesso trattenuti per diversi anni come ostaggi. Ma la cattura di Shalit ostacola un cessate – il – fuoco.
Il discorso del Dipartimento di Stato di Obama a proposito del Medio Oriente proseguiva con "la degenerazione della situazione in Afghanistan e Pakistan, fronte centrale nella nostra lotta permanente contro il terrorismo e l’estremismo". Poche ore dopo, aerei americani attaccarono un remoto villaggio in Afghanistan, con l’intento di uccidere un Comandante talebano. "Gli anziani del villaggio, tuttavia, riferirono agli Ufficiali provinciali che non vi erano talebani nell’area, che descrissero come un paesino popolato principalmente da pastori. Tra i 22 morti vi erano donne e bambini, stando a Hamididan Abdul Rahmzai, il capo del Consiglio provinciale" (LA Times, 24 gennaio).
Il primo messaggio ad Obama del Presidente afghano Karzai dopo la sua elezione a novembre fu un appello per la cessazione dei bombardamenti dei civili afghani, reiterati poche ore prima del giuramento di Obama. Questo è stato considerato altrettanto significativo della richiesta di Karzai di una tabella per la partenza delle Forze armate statunitensi e di altre Forze straniere. I ricchi ed I potenti hanno le loro "responsibilità". Tra queste, il New York Times riportava, quella di "fornire sicurezza" nel sud dell’Afghanistan, dove "la sollevazione è endemica ed auto-sostenuta". Tutto familiare. Dalla Pravda negli anni 1980, per esempio.
Noam Chomsky
Fonte: Effedieffe
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La svista dell'ambasciatore israeliano
L'operazione su Gaza è stata soltanto una "pre-introduzione" alla sfida che Israele dovrà affrontare con l'Iran, che entro un anno diverrà una potenza nucleare, ha detto l'Ambasciatore israeliano in Australia, ieri.
Ha fatto questa affermazione dopo aver chiesto ai presenti di spegnere le telecamere, dicendo: «La miglior cosa è avere un dialogo aperto, senza operatori o giornalisti».
Ma Sarah Cummings, una reporter del notiziario australiano «Seven News» che era stata invitata per caso o per errore, resta lì inosservata fra i numerosi presenti, e benchè non possa prendere appunti, è stata in grado di riportare il succo della comunicazione confidenziale dell’ambasciatore.
Entro 14 mesi, ha spiegato l’ambasciatore, ci si aspetta che l’Iran abbia accumulato abbastanza uranio arricchito da essere «al punto di non ritorno». Ed ha insistito che «gli sforzi di Israele a Gaza hanno avuto lo scopo di ottenere la conoscenza che siamo pronti a impegnarci in modo decisivo».
Frase sibillina: «to bring about understanding» può significare anche «conseguire l’accordo»; può riferirsi a un accordo politico, oppure a una sorta di prova generale sulla «tenuta» psicologica della popolazione israeliana in vista di una prova più seria. In ogni caso, la Cummings ha tratto l’impressione che l’ambasciatore portasse agli ebrei di Sion la buona novella del prossimo attacco alle installazioni nucleari iraniane.
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domenica 1 febbraio 2009
Putin: "Il mondo sta affrontando la prima crisi economica veramente globale"

Discorso del Presidente Russo Vladimir Putin
alla cerimonia di apertura del World Economic Forum di Davos,
Svizzera, 28 Gennaio 2009
Gentili colleghi, signore, signori, buonasera.
Vorrei ringraziare gli organizzatori del forum di avermi dato questa opportunità di condividere con voi i miei pensieri e le mie opinioni sullo sviluppo economico globale, e di discutere i nostri progetti e le nostre proposte.
Oggi il mondo sta affrontando la prima crisi economica veramente globale, che sta continuando a svilupparsi a ritmi mai visti prima.
La situazione attuale viene spesso confrontata con la Grande Depressione dei tardi anni '20 e dei primi anni '30. E' vero, ci sono delle somiglianze. Tuttavia, ci sono anche delle differenze sostanziali. In questi tempi di globalizzazione, la crisi avuto effetto su tutti. Indipendentemente dai loro sistemi politici o economici, tutte le nazioni si sono ritrovate sulla stessa barca.
C'è un certo concetto, detto la "tempesta perfetta", che denota una situazione nella quale le forze della Natura convergono tutte in un punto dell'oceano, e aumentano il loro potenziale distruttivo, moltiplicandolo. Sembra proprio che la crisi dei nostri giorni ricordi una "tempesta perfetta" di questo genere.
Le persone responsabili e bene informate devono prepararsi ad essa. Tuttavia, il suo modo di manifestarsi è sempre violento e inaspettato.
E la situazione attuale non fa eccezione. Anche se la crisi stava semplicemente aleggiando nell'aria, la maggioranza ha lottato per avere la sua parte della torta, fosse un solo dollaro o un miliardo, rifiutandosi di vedere l'onda lunga che avanzava.
Negli ultimi mesi, praticamente ogni discorso che è stato fatto su questo tema è iniziato con una critica verso gli Stati Uniti. Tuttavia, io non farò niente del genere.
Mi limiterò a ricordarvi che appena un anno fa i delegati americani che parlarono da questo podio, enfatizzarono la fondamentale stabilità dell'economia americana, e le sue radiose prospettive. Oggi, le banche di investimento, l'orgoglio di Wall Street, hanno praticamente cessato di esistere. In soli 12 mesi hanno riportato perdite superiori a tutti i profitti fatti nei 25 anni precedenti. Questo esempio da solo riflette la situazione reale meglio di qualunque critica.
È venuta l'ora di scelte illuminate. Dobbiamo, con calma e senza compiacimento, determinare le cause primarie di questa situazione e cercare di intravedere il futuro.
Secondo noi, la crisi è stata causata da una combinazione di diversi fattori.
Il sistema finanziario esistente è fallito. Ha contribuito alla crisi un sistema scadente di regole, che non ha saputo prestare attenzione a rischi terribili. Si aggiungano le colossali disparità che si sono andate accumulando nel corso degli ultimi anni. Questo riguarda in primo luogo la sproporzione tra la scala di grandezza delle operazioni finanziarie e quella del valore effettivo dei beni, e in secondo luogo anche quella tra l'aumentato peso dei debiti internazionali e le fonti reali di garanzia.
L'intero sistema di crescita economica, nel quale una regione del mondo stampa denaro senza sosta e consuma ricchezze materiali, mentre un'altra produce beni a basso costo e risparmia denaro stampato da altri governi, ha subìto un'importante battuta d'arresto.
Vorrei anche aggiungere che questo sistema ha lasciato intere regioni, compresa l'Europa, alla periferia dei processi economici globali, e ha impedito loro di adottare delle decisioni chiave in campo economico e finanziario. Inoltre, la prosperità che ne è derivata è stata distribuita in modo estremamente diseguale tra le classi sociali di certi paesi, tra cui alcuni molto avanzati. E questo discorso vale anche per il divario tra paesi e regioni. Ancora oggi, una larga parte della popolazione mondiale non può permettersi un'abitazione confortevole, un'educazione e un servizio sanitario di buona qualità. Anche il tentativo globale di recupero intrapreso negli ultimi anni non è riuscito a cambiare radicalmente questa situazione. E infine, questa crisi è stata causata dalle aspettative eccessive. Gli appetiti finanziari su una domanda in continua crescita si sono gonfiati in modo ingiustificabile. La competizione tra gli indici di borsa e le capitalizzazioni ha iniziato a mettere in ombra la crescita della produttività del lavoro e l'efficienza reale delle imprese.
Sfortunatamente, le aspettative eccessive non sono state un tratto distintivo della sola comunità finanziaria. Hanno dato il via a degli standard di consumo personali in continua crescita, principalmente da parte del mondo industriale. Bisogna che ammettiamo apertamente che una crescita del genere non era sostenuta da un potenziale reale. Tutto questo è corrisposto a una ricchezza che non è stata guadagnata: un prestito che dovrà essere pagato dalla generazioni future.
Questa piramide di aspettative prima o poi sarebbe crollata, E in effetti, è proprio quello che sta succedendo davanti ai nostri occhi.
Stimati colleghi,
Devo dire con dolore che in questi tempi di crisi si sarebbe tentati di prendere delle decisioni semplici e popolari. Tuttavia, se ci limitassimo a curare solo i sintomi della malattia, potremmo trovarci davanti a delle complicazioni assai maggiori.
Naturalmente, tutti i governi nazionali e i dirigenti economici devono prendere decisioni risolute. Tuttavia, è importante evitare di prendere decisioni che rimpiangeremo nel futuro, persino in circostanze di forza maggiore.
È per questo che vorrei per prima cosa parlarvi delle specifiche misure che dovrebbero essere evitate, e che non verranno implementate dalla Russia. Non dobbiamo tornare indietro all'isolazionismo e a un egoismo economico senza freni. Durante il summit del G20 del Novembre 2008, i leader delle più grandi economie del mondo si sono trovati d'accordo nel non creare barriere che impediscano il commercio globale e il flusso di capitali. La Russia condivide questi principi. Anche se un certo protezionismo aggiuntivo sarà inevitabile durante la crisi, tutti noi dobbiamo dimostrare un senso delle proporzioni.
L'interventismo eccessivo nell'attività economica e la fede cieca nell'onnipotenza dello Stato sono altri possibili errori. E' vero, l'aumentato ruolo dello Stato in tempi di crisi è una reazione naurale ai rallentamenti del mercato. Invece di snellire i meccanismi di mercato, alcuni sono tentati di ampliare al massimo livello possibile l'intervento statale in economia. La concentrazione di beni e capitali in surplus nelle mani dello stato è un aspetto negativo delle misure anti-crisi, presente praticamente in ogni nazione. Nel 20mo secolo, l'Unione Societica rese assoluto il ruolo dello Stato. A lungo andare, questo rese l'economia sovietica totalmente non competitiva. Questa lezione ci è costata cara. Sono sicuro che nessuno vuole vederla ripetersi. Ma non dobbiamo neanche chiudere gli occhi sul fatto che negli ultimi mesi lo spirito della libera impresa, compreso il principio della responsabilità personale per le decisioni prese dagli uomini di affari, gli investitori e gli azionisti, è stato minato. Non c'è ragione di credere che possiamo ottenere risultati migliori passando la responsabilità nelle mani dello Stato. E ancora: le misure anti-crisi non dovrebbero ampliarsi fino a diventare populismo finanziario e rifiuto di mettere in atto politiche macroeconomiche responsabili. La crescita ingiustificata del disavanzo e l'accumulo di debito pubblico sono pratiche altrettanto distruttive delle operazioni di borsa spericolate.
Signore e signori,
Purtroppo finora non abbiamo saputo comprendere la vera scala della crisi in corso. Eppure una cosa è chiara: la grandezza e la scala della recessione dipenderà in gran parte da misure specifiche, ad alta precisione, che dovranno essere promulgate dai governi e dalle comunità finanziarie sulla base dei nostri sforzi coordinati e professionali. Secondo noi, bisogna per prima cosa fare ammenda del passato e mettere le carte in tavola, per così dire. Questo significa che bisogna valutare la situazione reale e mettere per iscritto tutti i debiti che non possono essere onorati e i capitali "cattivi". È vero, questo sarà un processo estremamente doloroso e spiacevole. Non c'è da pensare che tutti accettino misure simili, molti saranno spaventati per le loro capitalizzazioni, i loro bonus, e la loro reputazione. Tuttavia, se non mettiamo i nostri conti in ordine, "conserveremmo" e prolungheremmo la crisi. Credo che le autorità finanziarie debbano individuare il giusto meccanismo che consenta di annullare i debiti che oggi corrispondono ai bisogni. Secondo, oltre a mettere in ordine i conti, credo sia ora di liberarsi dalla moneta virtuale, dai resoconti gonfiati, e dalle dubbie agenzie di rating. Non dobbiamo alimentare nessuna illusione nel momento in cui si fa una valutazione dello stato dell'economia globale e della situazione reale delle imprese, anche se tali valutazioni vengono fatte da analisti e revisori di primo piano.
In effetti, la nostra proposta implica che la riforma dei sistemi di revisione, di contabilità e di valutazione sia basata su una inversione del concetto fondamentale di risorsa. In altre parole, la valutazione di ogni singola attività commerciale deve essere basata sulla sua capacità di generare valore aggiunto, piuttosto che su idee soggettive. Secondo noi, l'economia del futuro deve diventare un'economia di valori reali. Come fare a arrivare a questo, non è così chiaro. Riflettiamoci insieme.
Terzo. Un'eccessiva dipendenza da una sola valuta di riserva è pericolosa per l'economia globale. Di conseguenza, sarebbe sensato incoraggiare un processo oggettivo che crei diverse valute pregiate forti, nel futuro. E' giunto il momento di avviare una discussione dettagliata su quali metodi facilitino un passaggio fluido e irreversibile al nuovo modello.
Quarto. Gran parte delle nazioni convertono le loro riserve internazionali in valuta estera e quindi devono essere convinte che essa sia affidabile. Chi emette riserve e conti in valuta estera è oggettivamente interessato al loro utilizzo in altri stati. Questo mette in luce gli interessi reciproci e l'interdipendenza. Di conseguenza, è importante che chi emette in valuta di riserva implementi politiche monetarie più aperte. Inoltre, queste nazioni devono impegnarsi a rispettare regole internazionalmente riconosciute di disciplina macroeconomica e finanziaria. Secondo noi, questa non è una pretesa eccessiva. Allo stesso tempo, il sistema finanziario globale non è l'unico elemento che ha bisogno di riforme. Stiamo affrontando una gamma di problemi molto più vasta. Questo significa che un sistema basato sulla cooperazione tra diversi centri principali deve sostituire il concetto obsoleto di mondo unipolare. Dobbiamo rafforzare il sistema degli organi di controllo internazionali, basato sulla legge internazionale e su un sistema di accordi multilaterali, per prevenire il caos e l'imprevedibilità in un mondo multipolare. Pertanto, è molto importante che riconsideriamo il ruolo delle principali organizzazioni e istituzioni internazionali.
Sono convinto che possiamo costruire un sistema economico globale più equo e efficiente. Ma nell'incontro di oggi è impossibile stilare un piano dettagliato.
Tuttavia, è chiaro che ad ogni nazione deve essere garantito l'accesso alle risorse vitali, alle nuove tecnologie, a alle sorgenti di sviluppo. Quello di cui abbiamo bisogno sono garanzie che possano minimizzare i rischi di crisi ricorrenti. E naturalmente, dobbiamo continuare a discutere di tutti questi problemi, anche nell'incontro del G20 a Londra, che si terrà ad Aprile.
Le nostre decisioni dovrebbero corrispondere alla situazione corrente, e prestare attenzione alle esigenze di un nuovo mondo successivo alla crisi.
L'economia globale potrebbe dover affrontare l'ovvia carenza di risorse energetiche e la minaccia di un futuro dalla crescita contrastata, mentre si cerca di superare la crisi. Tre anni fa, al summit del G8, sollevammo la questione della sicurezza energetica globale. Chiedemmo con forza la condivisione di responsabilità tra fornitori, consumatori e paesi di transito. Crediamo sia giunto il momento di avviare dei meccanismi realmente efficaci che assicurino una tale responsabilità.
L'unico modo per assicurare realmente la sicurezza energetica globale è dare forma all'interdipendenza, che comprende lo scambio di beni, senza alcuna discriminazione o doppio standard. E' questa interdipendenza che genera la vera responsabilità reciproca.
Sfortunatamente, l'Energy Charter Treaty attualmente esistente non è riuscito a diventare uno strumento funzionante, capace di regolare i problemi emergenti.
Propongo di iniziare la stesura di una nuova cornice legale internazionale per la sicurezza energetica. L'attuazione della nostra iniziativa potrebbe svolgere un ruolo politico comparabile al trattato che creò la Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Ciò significa che i produttori e i consumatori sarebbero finalmente legati da un'unica vera alleanza per l'energia basata su fondamenti legali chiari e definiti.
Ognuno di noi si rende conto che le fluttuazioni repentine e imprevedibili dei prezzi energetici sono un colossale fattore di destabilizzazione nell'economia globale. La caduta rovinosa dei prezzi di oggi condurrà a una crescita nel consumo di risorse.
Da un lato, gli investimenti sul risparmio energetico e sulle fonti alternative di energia saranno tagliati. Dall'altro, verrà investito meno denaro nella produzione di petrolio, e questo causerà un'inevitabile contrazione. Tutto ciò, alla fine, si aggraverà fino a un altro scoppio incontrollato di crescita dei prezzi e una nuova crisi.
È necessario tornare a un prezzo bilanciato, basato sull'equilibrio tra domanda e offerta, per scorporare dalla determinazione del prezzo l'elemento speculativo generato dai tanti strumenti finanziari derivativi.
Garantire il transito delle risorse energetiche rimane una sfida. Ci sono due modi di affrontarla, e devono essere usati entrambi. Il primo è rivedere i principi di mercato generalmente riconosciuti che fissano le tariffe sui servizi di transito. Questi principi possono essere registrati su documenti legali internazionali. Il secondo è sviluppare e diversificare i percorsi di trasporto energetici. Abbiamo lavorato molto e a lungo secondo questi criteri. Solo negli ultimi anni, abbiamo implementato progetti simili per i gasdotti Yamal-Europa e Blue Stream. L'esperienza ha dimostrato la loro urgenza e importanza. Sono convinto che progetti come il South Stream e il North Stream siano altrettanto richiesti per la sicurezza energetica dell'Europa. La loro capacità totale è stimata intorno agli 85 miliardi di metri cubi all'anno. Gazprom, insieme ai suoi partner, Shell, Mitsui e Mitsubishi, avvierà presto impianti per la liquefazione e il trasporto di gas naturale prodotto nell'area di Sakhalin. E anche questo è il contributo della Russia alla sicurezza energetica globale. Stiamo sviluppando l'infrastruttura dei nostri oleodotti. La prima sezione del Baltic Pipeline System (BPS) è già stata completata. Essa fornisce fino a 75 milioni di tonnellate di petrolio all'anno, direttamente ai consumatori, tramite i nostri porti dul Mare Baltico. I rischi di transito, in questo modo, sono completamente eliminati. Stiamo attualmente lavorando per progettare e costruire la seconda sezione, il cui volume di produzione è di 50 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. Abbiamo intenzione di costruire infastrutture di trasporto in ogni direzione. La prima fase del sistema di oleodotti tra la Siberia orientale e l'Oceano Pacifico è giunta al termine. Il suo punto terminale sarà un nuovo porto petrolifero nella Baia di Kozmina, e una raffineria localizzata nell'area di Vladivostok. Nel futuro, un gasdotto verrà posto a fianco all'oleodotto, verso il Pacifico e la Cina. Mentre mi rivolgo a voi oggi, non posso non citare gli effetti che la crisi globale ha avuto sull'econimia russa. Siamo stati seriamente colpiti anche noi.
Tuttavia, a differenza di tanti altri paesi, abbiamo accumulato vaste riserve, che ampliano le nostre possibilità di attraversare con fiducia il periodo di instabilità globale.
La crisi ha reso più evidenti i problemi che avevamo, e che riguardano l'enfasi eccessiva sulle materie prime nelle esportazioni e nell'economia in generale, e un mercato finanziario debole. La necessità di sviluppare tutta una serie di istituzioni di mercato fondamentali, soprattutto di un ambiente competitivo, è divenuta più acuta.
Eravamo consapevoli di questi problemi e cercavamo di risolverli in modo graduale. La crisi ci sta solo facendo muovere con più decisione verso le priorità stabilite, senza cambiare la strategia stessa, che è quella di effettuare un rinnovamento qualitativo della Russia nei prossimi 10 o 12 anni.
La nostra politica anti crisi ha come scopo il sostegno della domanda interna, la fornitura di garanzie sociali alla popolazione, e la creazione di nuovi posti di lavoro. Come molti altri paesi, abbiamo ridotto le tasse di produzione, lasciando denaro all'economia. Abbiamo ottimizzato le spese statali.
Ma, lo ripeto, oltre a queste misure di prima risposta, stiamo lavorando anche per creare una piattaforma per lo sviluppo post-crisi.
Siamo convinti che coloro che creeranno condizioni attraenti per gli investimenti globali già da oggi, e che saranno in grado di preservare e rafforzare le fonti di energia strategicamente significative, diventeranno i leader del ristabilimento dell'economia globale.
È per questo che tra le nostre priorità abbiamo la creazione di un ambiente economico favorevole e lo sviluppo della competizione; la costituzione si uno stabile sistema di prestiti basato su sufficienti risorse interne; l'implementazione di diversi progetti di trasporto e di altre infrastrutture.
La Russia è già uno dei maggiori esportatori di tutta una serie di derrate alimentari. E il nostro contributo per assicurare la sicurezza alimentare globale potrà solo aumentare.
Stiamo anche sviluppando attivamente i settori innovativi dell'economia. Principalmente, qualli nei quali la Russia detiene un vantaggio competitivo - lo spazio, l'energia nucleare, l'aviazione. In queste aree, stiamo già attivamente stabilendo dei legami di cooperazione con altri paesi. Un'area promettente per unire gli sforzi potrebbe essere la sfera del risparimio energetico.
Consideriamo un più alto grado di efficienza energetica un fattore chiave per la sicurezza energetica e lo sviluppo futuro.
Continueremo le riforme nella nostra industria energetica. L'adozione di un nuovo sistema interno di definizione dei prezzi, basato su tariffe economicamente giustificate .
Questo è importante, anche per incoraggiare il risparmio energetico. Continueremo la nostra politica di apertura agli investimenti esteri.
Credo che l'economia del 21mo secolo sia un economia di persone e non di fabbriche. Il fattore intellettuale è divenuto sempre più importante nell'economia. È per questo che stiamo pensando di studiare il modo per dare alle persone maggiori opportunità di realizzare il loro potenziale.
Siamo già una nazione altamente istruita. Ma c'è bisogno che i cittadini russi ottengano un'educazione aggiornata e della massima qualità, e sviluppino le capacità professionali che sono largamente richieste nel mondo di oggi. Perciò saremo attivi e propositivi nel promuovere programmi educativi nelle specialità più avanzate.
Espanderemo i programmi di scambio tra studenti, organizzeremo stage e aggiornamenti per i nostri studenti presso le principali università e college internazionali, e con le aziende più all'avanguardia. Creeremo condizioni tali che i migliori ricercatori e professori - indipendentemente dalla loro cittadinanza - vorranno venire a lavorare in Russia.
La storia ha dato alla Russia una opportunità unica. Gli eventi richiedono con urgenza che riorganizziamo la nostra economia e che aggiorniamo la nostra sfera sociale. Non abbiamo intenzione di lasciar passare invano questa opportunità. Il nostro paese dovrà uscire dalla crisi rinnovato, più forte e più competitivo.
A parte, mi piacerebbe fare un commento su alcuni problemi che vanno aldilà dell'agenda puramente economica, me che sono tuttavia molto attuali, nella situazione di oggi. Sfortunatamente, sentiamo sempre più spesso l'argomento che l'aumento delle spese militari potrebbe risolvere i problemi economici e sociali di oggi. La logica che sta alla base di questo ragionamento è abbastanza semplice. Stanziamenti aggiuntivi alle spese militari creano nuovi posti di lavoro. A prima vista, questo sembra un buon modo per combattere la crisi e la disoccupazione. Questa politica potrebbe perfino essere piuttosto efficace nel breve termine. Ma nel lungo termine, la militarizzazione non risolverà il problema; piuttosto lo soffocherà temporaneamente. Quello che farà sarà estorcere dall'economia immani risorse finanziarie e non solo, anzichè trovare per esse un utilizzo migliore e più saggio.
E' mia convinzione che una riduzione ragionevole delle spese militari, soprattutto se accompagnata dall'aumento della stabilità e della sicurezza globale, comporterà certamente vantaggi economici significativi.Mi auguro che alla fine questo punto di vista prevalga ovunque. Da parte nostra, siamo orientati a lavorare intensamente per discutere ulteriori disarmi.
Vorrei anche portare la vostra attenzione sul fatto che la crisi economica potrebbe aggravare le tendenze negative in atto nella politica globale. Il mondo si è recentemente trovato di fronte a ondate di violenza e ad altre azioni aggressive senza precedenti, come l'avventurosa sortita della Georgia nel Caucaso, i recenti attacchi terroristici in India, e l'escalation di violenza nella Striscia di Gaza. Anche se apparentemente non collegati tra di loro, questi sviluppi hanno tuttavia delle caratteristiche comuni.
Prima di tutto, mi riferisco alla incapacità delle organizzazioni internazionali esistenti di fornire una soluzione costruttiva di qualche genere ai conflitti regionali, o una proposta efficace per gli accordi tra etnie e stati. I meccanismi politici multilaterali si sono dimostrati inefficaci quanto i sistemi di controllo economici e finanziari globali. Parlando con franchezza, sappiamo tutti che provocare instabilità militare e politica, causare conflitti regionali e di altro tipo, è un mezzo utile a distrarre il pubblico dai crescenti problemi sociali e economici. Tentativi del genere non possono essere esclusi, purtroppo.
Per impedire questo scenario, c'è bisogno di migliorare il sistema delle relazioni internazionali, e renderlo più efficace, sicuro, e stabile. Nell'agenda globale ci sono molte importanti questioni in cui la maggior parte dei paesi hanno interessi in comune. Tra queste, le politiche anti crisi, gli sforzi congiunti per riformare le istituzioni finanziarie internazionali, per migliorare i meccanismi normativi, garantire la sicurezza energetica, e attenuare la crisi globale degli alimenti, che oggi è una questione estremamente urgente.
La Russia è disposta a dare il suo contributo per affrontare le questioni che hanno priorità internazionale. Ci aspettiamo che tutti i nostri partner in Europa, Asia e America, compresa la nuova amministrazione USA, mostrino interesse a cooperare ulterioriormente in modo costruttivo per gestire tutti questi problemi, e altri ancora. Auguriamo il successo alla nuova squadra.
Signore e signori,
La comunità internazionale sta affrontando una gran quantità di problemi estremamante complicati, che talvolta potrebbero apparire indomabili. Ma, come dice il proverbio, un viaggio di mille miglia comincia con un singolo passo. Dobbiamo trovare un punto di appoggio nei valori morali che hanno assicurato il progresso della nostra civiltà. L'integrità, il lavoro duro, la responsabilità, e la fiducia in sè stessi alla fine ci condurranno al successo. Non dobbiamo disperare. Questa crisi può e deve essere combattuta, anche mettendo in comune le nostre risorse intellettuali, morali e materiali.
Questo tipo di unione di sforzi è impossibile senza la fiducia reciproca, non solo tra gli operatori economici, ma prncipalmente tra le nazioni.
Perciò, trovare questa fiducia reciproca è l'obiettivo chiave sul quale adesso dovremmo concentrarci.
La fiducia e la solidarietà sono la chiave per superare i problemi di oggi, per evitare ulteriori shock, e per raggiungere la prosperità e il benessere in questo nuovo secolo.
Grazie.
Vladimir Putin
Traduzione: Stefano Brizzi
Fonte: GlobalResearch
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venerdì 30 gennaio 2009
Claudio Pagliara su Facebook

Claudio Pagliara, l'agit-prop israeliano del Tg1 ha un indirizzo su Facebook, questo.
Invito chi è iscritto a Facebook a scrivergli una bella letterina.
Ho già provveduto a scrivergliene una che inizia con un bel ringraziamento (altrimenti son sicuro nemmeno le legge) e poi prosegue a presa di culo.
Eccola:
Salve, Claudio Pagliara, sono un telespettatore del TG1 e volevo ringraziarLa dei suoi servizi televisivi!
Lei mi ha aiutato a capire come stanno le cose in Israele, e finalmente a prendere una posizione chiara!
VederLa in giacca e cravatta a raccontarci le imprese di Tsahal, mentre gli aerei delle forze armate israeliane Le sfrecciavano maestosi alle spalle, mi scaldava il cuore, e chi se ne frega se a pochi km di distanza c'erano bambini bruciati e annichiliti dal fosforo bianco, o divorati dai cani, tanto, si sa, loro sono solo bestie infami, e sono tutti complici di Hamas, no? Se lo meritano, quei bastardi, ben gli sta, a votare il partito sbagliato!
Finalmente un Uomo Coraggioso come Lei che mette nel dovuto risalto, e con tutta la dovizia di particolari, i terribili danni psicologici (E NON SOLO !!) degli abitanti di Sderot, e dei villaggi vicini, e contribuisce finalmente a sensibilizzare sempre più italiani alla causa di Israele, povero stato indifeso, e unica democrazia del Medio Oriente, e non importa se possiede 200 bombe nucleari che non farà mai ispezionare dall'AIEA, e non importa se i palestinesi hanno votato in libere elezioni.... CHE C'ENTRA!
La ringrazio di cuore per non aver mai parlato del blocco dei viveri e degli aiuti umanitari ai quali Israele doveva provvedere, secondo la Convenzione di Ginevra durante i sei mesi di cessate il fuoco (ma che palle, tutte queste Convenzioni inutili!). In fondo, è un bene che muoiano tutti, queste bestie infami di semiti palestinesi, no? Siamo o non siamo antisemiti? Israele, in fondo, sì, che sa come trattare le razze inferiori! Loro sì, che alla razza ci tengono! Hanno inventato apposta dal nulla uno stato razzialmente puro!
Per non parlare del fatto che il 5 Novembre Israele ha rotto la tregua!
Queste cose possono essere dette da tv e giornali di parte come la CNN, la BBC o il Wall Street Journal, ma non dai Servizi prodotti da Lei, che è un Uomo veramente Coraggioso e Impavido!
Inoltre devo riconoscere che Lei è un vero Maestro nell'arte di minimizzare le "perdite" palestinesi, e esaltare sempre le terribili morti, le stragi degli israeliani che sono sempre sotto minaccia costante e che devono pur difendersi!
Se i palestinesi sopravvivono a stento senza cibo, senza neanche poter pescare il loro pesce, senza acqua, senza gas, senza luce, senza riscaldamento, senza telefono, senza cure mediche, senza possibilità di muoversi, ustionati a morte dal fosforo bianco, con gli arti ridotti a brandelli dalle bombe a frammentazione, con le ambulanze e le scuole bombardate, non è forse questo un bene per la Grande Israele? E io e Lei la amiamo, vero, questa Grande Israele? E' così bello essere sionisti! Che brivido di piacere, avere intorno tutte quelle belle armi che le girano intorno, mentre Lei, impavido, con il suo giubbotto antiproiettile, ci racconta le cose come stanno veramente al telegiornale!
Lei ha insegnato ai giornali a mettere nella giusta evidenza, con titoloni in prima pagina, ogni singolo morto israeliano, compresi quelli morti per fuoco amico e a riportare sempre in piccole note a margine le perdite palestinesi, senza neppure darsi la pena di citarne il numero esatto. Israele compie solo raid difensivi, è chiaro. I palestinesi sono bestie infami che non vogliono riconoscere Israele, hanno votato quei terroristi di Hamas, e poi sono musulmani, quindi il diritto internazionale non conta, è ovvio.
E poi, perchè voler parlare di tutte quelle critiche antipatiche che arrivano da istituzioni fuori moda, sicuramente comuniste o naziste, come Amnesty International o la Croce Rossa ?
Per esempio questa idea assurda degli ultimi giorni, venuta in mente a qualche testa calda, di portare Israele davanti a un Tribunale Internazionale per crimini di guerra! Ma che assurdità! Meno male che abbiamo Lei che ci difende e ci insegna a vedere le cose da una prospettiva veramente giusta e democratica!
Lasci che glielo dica: è quando si ha il piacere e l'onore di vedere un servizio giornalistico fatto da un Uomo Coraggioso come Lei, che si è orgogliosi del proprio paese, e di pagare il canone a un servizio pubblico veramente indipendente e imparziale come la Rai!
Cordialmente
Sfoghiamoci. Non se ne può più.
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Israele deve essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale - Petizione universale
Il primo ministro Turco Erdogan contesta Israele al World Economic Forum e se ne va
A Shimon Peres, nel dibattito, era stato consentito di ripetere le solite menzogne, accolte da applausi servili: Israele ha il diritto di difendersi, bla bla bla. Poi Peres, alzando la voce e indicando col dito Erdogan, gli ha chiesto retoricamente cosa farebbe lui, se ogni notte su Istanbul fossero tirati dei missili.
«Quanto ad ammazzare, voi sapete ammazzare molto bene!», è saltato su Erdogan. Al «moderatore» che stava per chiudere soddisfatto («Siamo già in ritardo...») ha gridato: «Un minuto!».
Moderatore: Beh, presidente, sa...
Erdogan: Un attimo, un attimo! No, un attimo!
Moderatore: Ok, ma non più di un minuto.
Erdogan: Signor Peres, lei è più vecchio di me. La sua voce è più alta della mia. Capisco che lei parla a voce così alta perchè lo richiede il senso di colpa. Io non parlerò a voce così alta. Quanto ad ammazzare, sapete ammazzare molto bene. Sono ben al corrente che avete ammazzato bambini sulle spiagge (di Gaza). Due ex primi ministri del suo Paese mi hanno detto cose importanti... Avete dei primi ministri che dicono: «Quando io entro in Palestina con il carro armato, mi sento veramente felice». Posso darvi i nomi, se qualcuno li chiede. Io condanno anche chi applaude questa ferocia nella persecuzione. Perchè acclamare questi assassini che hanno ammazzato quei bambini, che hanno massacrato quella gente è, ritengo, un altro crimine contro l’umanità. Qui non si può nascondere la verità. Ho un sacco di appunti, non ho la possibilità di risponderle a tutto... Ma dico solo due cose.
Moderatore: Scusi, primo ministro, ma non possiamo riaprire il dibattito adesso.
Erdogan: Pardon, pardon, anzitutto non mi interrompa! La Bibbia dice nel sesto comandamento: Non uccidere! (è il quinto, ndr); e qui, sono omicidi. Secondo, molto interessante: Gilad Atzmon, dice: la barbarie israeliana supera di molto anche la crudeltà ordinaria. Avi Shlaim, un professore di Oxford che ha fatto il servizio militare in Israele, ha detto al Guardian...
Moderatore: Primo ministro, primo ministro! Voglio chiedere al nostro ospite... (si appresta a ridare la parola a Peres).
Erdogan: ... «Israele è diventato uno Stato-gangster». (Al moderatore): Grazie tante anche a lei, Da questo momento, per quel che mi riguarda, Davos è finita. Non torno. Lo so come va’! Non ci lasciate parlare. Lui (Peres) ha parlato 25 minuti, a me ne avete dati 12». Ed ha lasciato il dibattito, a cui partecipavano come pecore anche il segretario dell’ONU Ban Ki Moon e il capo della Lega Araba, Amr Moussa.
Tornato in patria, Erdogan è stato accolto all’aeroporto di Ankara come un eroe da decine di migliaia di turchi; risuonava lo slogan «Erdogan, la Turchia è fiera di te!». Ad accogliere il premier, lo stesso presidente della repubblica turca, Abdullah Gul
I nostri liberi media hanno taciuto in coro lo scontro fra il premier turco Erdogan e il presidente israeliano Shimon Peres, avvenuto al Forum di Davos.
Invano: la notizia dilaga sul web, rivelando – ancor prima della posizione coraggiosa del governo turco – il livello di menzogna dei nostri giornali e TV.
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giovedì 29 gennaio 2009
La signora Benita Ferrero-Waldner e una modesta proposta malthusiana per Gaza
Dove ha detto che sarebbero sì stati mandati aiuti umanitari a Gaza, ma anche, nella parafrasi del Jerusalem Post, che "la ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture sarebbe iniziata solo quando l'Unione europea avesse trovato una controparte palestinese accettabile".
Con impeccabile logica, la Ferrero-Waldner aggiunge:
"Non vogliamo continuare a ricostruire Gaza ogni tot di anni".
Cioè siccome ogni tot di anni, Israele raderà al suolo Gaza, è una perdita di tempo ricostruirla.
Gli abitanti di Gaza riceveranno un minimo di cibo, quindi - sempre ad arbitrio degli israeliani - ma l'Europa dice che non potranno avere ospedali, fogne, strade o simili amenità finché non cambieranno il governo democraticamente eletto e se ne lasceranno imporre uno che piaccia all'Unione europea.
Si stima che gli israeliani abbiano totalmente distrutto 4.000 case e danneggiate altre 20.000 durante l'attacco a Gaza.
Solo che non si potranno ricostruire, perché tra i materiali di cui Israele non permette l'ingresso a Gaza, c'è tutto ciò che attiene all'edilizia, compreso il cemento.
Finora, ci si arrangiava attraverso la fitta rete di tunnel che portavano in Egitto. Ma durante la guerra, gli israeliani hanno spianato tutte le case nei pressi della frontiera con l'Egitto, per rendere più difficile l'apertura di quei tunnel che fornivano a Gaza la maggior parte dei prodotti indispensabili per la vita quotidiana.
Gaza è sin dalle origini un campo profughi, costruito per ospitare i rifugiati di tutta la Palestina meridionale.
Non si può né uscire né entrare per lavorare.
I continui cannoneggiamenti, la creazione di una profonda fascia nel quale gli israeliani sparano su chiunque si muova, l'espansione degli abitati, il ripetuto sradicamento degli uliveti, l'impossibilità di far entrare materiali agricoli o idraulici, hanno comportato il crollo anche della poca agricoltura e l'espansione del deserto.
Pescare, non si può pescare, perché gli israeliani sparano da anni ai pescherecci.
Né è possibile alcun tipo di industria, visto che non possono entrare macchinari o pezzi di ricambio di alcun genere.
I due terzi degli abitanti di Gaza vivono quindi grazie agli aiuti alimentari dell'ONU.
E qui abbiamo la modesta proposta lanciata dal tuttologo tedesco neomalthusiano, Gunnar Heinsohn, per dare una lezione definitiva ai nativi palestinesi.
In anni recenti, è diventato immensamente popolare per la sua teoria del Youth Bulge: se ci sono problemi in tanti paesi del Terzo Mondo, non è colpa di un sistema globale, ma del fatto che quelli lì fanno troppi figli; e che quindi ci sono troppi giovani maschi pieni di adrenalina che vogliono fare la guerra.
Questa tesi ha avuto un successo enorme tra i sionisti, perché mette insieme la paura demografica con la rimozione delle proprie colpe.
In un breve periodo di tempo, Gunnar Heinsohn è arrivato a collaborare con il grande think tank americano Hudson Institute assieme a figure come l'ex-direttore della CIA, James Woolsey.
Lo scorso 12 gennaio, Gunnar Heinsohn ha scritto un importante articolo per il Wall Street Journal, intitolato "Ending the West's Proxy War Against Israel."
Ragiona Gunnar Heinsohn: ci sono troppi giovani maschi palestinesi. La colpa è delle Nazioni Unite, che dà da mangiare ai loro genitori e vaccina e manda a scuola i bambini. Si tolgano quindi cibo, vaccini e scuola ai palestinesi, e i genitori smetteranno di fare figli: così entro il 2025, la maggior parte dei bambini nati a Gaza saranno figli unici.
Nel frattempo, dice Gunnar Heinsohn, l'Occidente potrebbe accogliere i giovani maschi eccedenti come immigrati.
Ovviamente, una Gaza senza nemmeno gli aiuti delle Nazioni Unite sarebbe fisicamente invivibile (ma questo Heinsohn non lo dice) e si potrebbe così arrivare all'agognata soluzione finale alla questione palestinese.
Come suggeriva Malthus [3], i poveri
"devono in ogni caso essere ridotti a vivere con il cibo più scadente e nella quantità più ridotta".
"Dovremmo agevolare, anziché scioccamente e vanamente cercare di fermare l'opera della natura che produe questa mortalità".
Con un linguaggio sorprendentemente da manager moderno, Malthus spiegava che se un uomo nasce povero,
"e la società non vuole il suo lavoro, non può pretendere di avere alcun diritto alla minima porzione di cibo e non ha nemmeno il diritto di trovarsi dove si trova. Al grande banchetto della natura, non c'è alcun coperto per lui".[4]
Non basta la predica di un sociologo sul Wall Street Journal perché tutto ciò venga messo in pratica. Alzi la mano però chi ne ha sentito parlare nei grandi media in termini critici.
Nota:
[1] Immanuel Velikovsky, inventore del "catastrofismo", apparteneva alla schiera curiosa dei letteralisti biblici atei, che prendono per oro colato qualunque racconto della Bibbia, ma cercano di dargli un fantastico valore storico concreto.
Tra l'altro, Velikovsky teorizzava che il pianeta Venere fosse nato poche migliaia di anni fa.
[2] Non ho letto i testi originali di Gunnar Heinsohn in merito, per cui presumo che il suo revisionismo cronologico permetta di rispondere all'ovvia obiezione per cui i sacrifici animali nel Tempio di Gerusalemme erano al centro del culto ebraico fino alla distruzione del Tempio, e risultano attualmente solo sospesi ma non aboliti, in attesa della ricostruzione del Tempio stesso. Per non parlare dei numerosi accenni a sacrifici umani che costellano il testo biblico.
[3] Thomas Malthus, An Essay on the Principle of Population, citato qui.
[4] Per questi motivi, i seguaci di Heinsohn sono contrari a diffondere la democrazia in Medio Oriente. Meglio semplicemente bombardare i giovani maschi in esubero dall'aria, di tanto in tanto, ma soprattutto istigare guerre civili, come spiega questo articolo ripreso con entusiasmo dal sito sionista FresnoZionism.org.
Fonte: Kelebek
Etichette: sionismo
mercoledì 28 gennaio 2009
"La verità storica si attiene alle prove e non alle emozioni."
Il vescovo Williamson non ha negato la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, ma l'idea che le camere a gas siano state usate sistematicamente come strumenti deliberati di sterminio, e la cifra di 6 milioni di morti.
Quelle che dice sono tutte menzogne ?
Lo si dimostri, rispondendo punto per punto alle questioni tecniche che solleva.
Si ha forse paura della verità?
Se invece si pensa di zittirlo mettendo fuori legge i pensieri e negandogli il diritto di esprimerli, non si farà altro che rafforzare la credibilità sua e di tutti i revisionisti.
Il sospetto, o la certezza, di vivere in un mondo orwelliano, avanzano.
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mercoledì 21 gennaio 2009
La verità su Gaza
martedì 20 gennaio 2009
IL POPOLO UNILATERALE
Essi si ritirano unilateralmenteEssi cessano il fuoco unilateralmente
Essi invadono unilateralmente
Essi vincono unilateralmente
Essi distruggono unilateralmente
Essi massacrano unilateralmente
Essi fanno unilateralmente il bagno nel sangue
Essi spargono fosforo bianco unilateralmente
Essi uccidono donne e bambini unilateralmente
Essi sganciano bombe unilateralmente
Essi vivono unilateralmente su terra rubata
Essi appoggiano unilateralmente i loro leader assassini
Essi amano unilateralmente il loro "Stato per Soli Ebrei"
La loro democrazia è unilaterale
Essi amano se stessi unilateralmente
Essi sono il popolo unilaterale
Che vive dietro mura di cemento, odio e arroganza
Essi sono ancora uniti e collateralmente non riescono ad amare i loro vicini
GILAD ATZMON
Fonte: Palestine Think Tank
lunedì 19 gennaio 2009
Immagini dal genocidio
sabato 17 gennaio 2009
Manifestazione Nazionale del Forum Palestina a Roma
venerdì 16 gennaio 2009
I morti di Gaza non riposano in pace
Reuters 16 gennaio 2009
GAZA - La puzza, i detriti e i resti umani hanno dato il buongiorno ai Palestinesi di Gaza, dopo un attacco missilistico israeliano, Mercoledì mattina all'alba - ma in questo caso non è morto nessuno.
Un'enorme esplosione ha sventrato il cimitero di Sheikh Redwan, sempre più stipato, facendo a pezzi pietre tombali, e strappando dalla terra ossa e corpi seppelliti di recente.
"Gli aerei hanno attaccato anche i morti. Non c'è rimasto più niente a Gaza che gli aerei non abbiano colpito", si è lamentato Abu Fayez al-Shurafa, abboggiato a un bastone.
Ha perlustrato il camposanto insieme ad altri vicini che vivono nei dintorni, ha raccolto i resti, raddrizzato le scritte sulle tombe che erano cadute, con una smorfia sul viso per il cattivo odore. "Sono scioccato che abbiano osato fare questo. La carne dei morti ha disseminato la strada, e la stanno raccogliendo con delle borse."
Un portavoce dell'esercito israeliano ha detto che l'attacco aereo non aveva come obiettivo "il cimitero in sè" ma quello che ha descritto come "un deposito di armi con a lato un sito per il lancio di razzi". Ha aggiunto che le "esplosioni secondarie", generate dalle armi immagazzinate, hanno causato i danni più gravi.
Gli abitanti di Gaza sono rimasti freddi, e hanno osservato che questi bombardamenti offendono la sensibilità religiosa comune di musulmani e ebrei. Il principale Gran Muftì della città, Abdel-Karim al-Kahlout, ha detto: "Gli ebrei insorgerebbero se qualcuno osasse anche solo rombere una pietra tombale dei loro cimiteri. Attaccare i morti è una cosa proibita da ogni religione e da ogni fede."
La gente a Gaza è già ricorsa alla riapertura di vecchie tombe nel cimitero Sheikh Redwan, per poter seppellire i più di 1000 uccisi, da quando Israele ha lanciato l'offensiva del 27 Dicembre che si proponeva di terminare il lancio di razzi di Hamas sulle sue città.
Sopra il muro, un cartello bene in vista porta la scritta "Cimitero Pieno" e invita la gente a portare i loro morti a un nuovo camposanto fuori città. Il problema è che quel luogo ora è lontano, dalla parte in cui si trovano gli israeliani intorno alla città. Perciò le famiglie hanno continuato a venire a Sheikh Redwan per i funerali recenti di questo mese.
Il Mufti Kahlout ha detto che gran parte dei resti recuperati Mercoledì saranno reinterrati in una tomba comune commemorativa.
di Nidal al-Mughrabi
Fonte: Reuters
Etichette: gaza
giovedì 15 gennaio 2009
La Spagna: Hamas ha accettato la tregua proposta dall'Egitto.
"Hamas sta per esprimere pubblicamente il suo sostegno e la sua accettazione per questa tregua", ha detto mercoledì ai giornalisti il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, dopo essersi incontrato con il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert.
L'accordo richede un immediato cessate-il-fuoco tra Israele e Hamas nella popolosa Striscia di Gaza, e verrebbe seguito da negoziati su accordi a lungo termine, che comprendano la fine del blocco alla regione costiera, ridotta alla povertà.
Un ufficiale egiziano rimasto anonimo ha detto che il gruppo della resistenza Palestinese ha dato il proprio consenso alla proposta, e che Cairo stava attendendo la risposta israeliana.
Fonte: PressTV
Israele avrebbe già dovuto metter fine al blocco, da GIUGNO, secondo gli accordi del cessate-il-fuoco PRECEDENTE.
E non l'ha fatto.
Quindi non mi aspetto che Israele accetterà questa proposta.
Naturalmente i giornali già stanno dicendo che "è colpa di Hamas". Vergogna.
Etichette: palestina
Obama il bugiardo: la minaccia di Bin Laden e Al Qaeda
Fonte: Yahoo News
Qualcuno davvero crede ancora che Osama bin Laden sia vivo?
Gli assassini che stanno al potere hanno bisogno di un "uomo nero" da additare alle masse come colpevole, per giustificare i loro crimini segreti.
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Video dell'International Solidarity Movement (ISM) che mostra le truppe israeliane mentre sparano a un ambulanza Palestinese a Jabaliya
Gli israeliani sparano a chi fugge da Gaza
Alcuni giornalisti della BBC a Gaza e in Israele hanno compilato dei resoconti dettagliati di quanto avvenuto.
Alcuni civili Palestinesi a Gaza hanno detto che le forze israliane gli hanno sparato mentre cercavano di lasciare le loro case - in alcuni casi, stavano sventolando bandiere bianche.
Un testimone intervistato dalla BBC e dal gruppo per i diritti umani B'tselem ha raccontato come le forze israeliane abbiano sparato in testa a una donna, appena uscita di casa con in mano un pezzo di stoffa bianco, dopo che gli israeliani avevano fatto un annuncio con l'altoparlante.
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La mappa della Palestina si restringe

Fonte: London Times, 5 May 2006, articolo intitolato "Truth in Mapping" (La verità nelle mappe)
"Gli insediamenti ebraici furono costruiti su cittadine arabe. Non si sanno neanche più i nomi di queste cittadine arabe, e non ve ne dò torto, perchè i libri di geografia non esistono più. Non esistono più nè i libri di geografia, nè i villaggi stessi. Nahlal è stata costruita al posto di Mahlul; Kibbutz Gvat al posto di Jibta; Kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c'è angolo di questo paese che prima non avesse una popolazione araba."
David Ben Gurion, citato nel The Jewish Paradox, by Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99
Etichette: sionismo
MINACCE DI MORTE AI PACIFISTI OCCIDENTALI
VITTORIO ARRIGONI :
OBIETTIVO NUMERO UNO DELL'AVIAZIONE ISRAELIANA E LE TRUPPE DI TERRA ISRAELIANE:
VITTORIO ARRIGONI (VEDI FOTO SOTTO) E' AL MOMENTO A GAZA E STA AIUTANDO HAMAS
ORRORE.
Questo sito chiede apertamente l’assassinio dei volontari occidentali a Gaza da parte dell'esercito israeliano e istiga alla delazione con modi del tutto simili a uno stato di polizia stalinista.
Evidentemente, sui volontari dell' International Solidarity Movement dispone di schedature, foto, e particolari identificativi che può avere avuto solo dalla polizia israeliana, la quale infatti interroga e fotografa tutti coloro che partono e arrivano dall’aeroporto di Tel Aviv, perquisisce i bagagli e i taccuini dei giornalisti, eccetera.
Su chiunque di noi sia mai stato lì è stato aperto chiaramente un dossier, in cui le sue azioni e opinioni possono catalogarlo come nemico da liquidare.
Per essere la sola democrazia del Medio Oriente, non c’è male.
Rendete noto questo sito agli altri giornali, ai media, ai parlamentari del vostro collegio.
E' questo il motivo per cui tanti politici hanno paura di dire una sola parola contro Israele? Sanno che ne va della loro stessa vita?
Etichette: dittatura, informazione, pace, sionismo
mercoledì 14 gennaio 2009
Più di 1000 morti a Gaza!

Di cui quasi un terzo sono BAMBINI.
Quasi 5000 le persone ferite.
Etichette: gaza, informazione, insabbiature/inganni
Le forza armate israeliane usano civili Palestinesi come scudi umani
Etichette: false flag, gaza, sionismo, video
Amnesty International: Israele usa i Palestinesi come scudi umani
Etichette: gaza, informazione, sionismo
Le Dodici Regole infallibili per raccontare il Vicino Oriente sui media
Questa difesa si chiama "rappresaglia".
2 - Né gli arabi, né i palestinesi, né i libanesi hanno il diritto di uccidere i civili.
Questo si chiama "terrorismo".
3 - Israele ha diritto di uccidere i civili.
Questa si chiama "legittima difesa".
4 - Quando Israele uccide dei civili in massa, le potenze occidentali le chiedono che lo faccia con più contegno.
Questa si chiama "reazione della comunità internazionale".
5 - Né i palestinesi né i libanesi hanno il diritto di catturare dei soldati israeliani
all'interno di installazioni militari con sentinelle e postazioni di combattimento.
Questo lo si deve chiamare "rapimento di persone indifese".
6 - Israele ha il diritto di rapire sempre e ovunque tutti i palestinesi o libanesi che gli pare.
Le cifre attuali si aggirano sui 10mila prigionieri, di cui 300 bambini e mille donne.
Non serve alcuna prova della loro colpevolezza.
Israele ha il diritto di tenere in carcere questi prigionieri sequestrati a tempo indeterminato,
anche se sono autorità democraticamente elette dai palestinesi.
Questa si chiama "incarcerazione di terroristi".
7 - Quando viene menzionata la parola "Hezbollah", è obbligatorio aggiungere, nella stessa frase,
"sostenuti e finanziati dalla Siria e dall'Iran".
8 - Quando viene menzionata "Israele" è tassativamente proibito aggiungere
"sostenuta e finanziata dagli USA".
Questo potrebbe dare l'impressione che il conflitto sia disuguale e che l'esistenza di Israele non sia a rischio.
9 - Nelle notizie su Israele si deve sempre evitare che compaiano le seguenti frasi:
"Territori occupati", "Risoluzioni dell'ONU", "Violazioni dei Diritti Umani" o "Convenzione di Ginevra".
10 - I palestinesi, similmente ai libanesi, sono sempre "vigliacchi"
che si nascondono in mezzo alla popolazione civile, che "non li vuole".
Se dormono a casa con i propri familiari, questa cosa ha un nome: "vigliaccheria".
Israele ha il diritto di distruggere con bombe e missili i quartieri dove dormono.
Questa si chiama "azione chirurgica, di alta precisione".
11 - Gli israeliani parlano inglese, francese, spagnolo o portoghese [o italiano] meglio degli arabi.
Pertanto meritano di essere intervistati più spesso, e di avere migliori opportunità di tradurre
al gran pubblico le anzidette regole di redazione, dalla uno alla dieci.
Questa si chiama "neutralità giornalistica".
12 - Tutti coloro che non siano d'accordo con le suddette Regole sono, e lo si deve certificare,
"terroristi antisemiti di elevata pericolosità".
Fonte: sinpermiso.info.
Traduzione di Pino Cabras - Megachip
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Gaza: le due parti in conflitto
Il Primo Ministro israeliano Olmert: la Rice è rimasta in imbarazzo dopo il voto ONU
L'America non poteva votare a favore di quella risoluzione, ha detto Olmert a Bush.
Subito dopo, la Rice si è astenuta dalle votazioni all'ONU.
"Ogni volta che facciamo qualcosa, e voi mi dite: "L'America farà questo, l'America farà quello", voglio dirvi una cosa molto chiara:
Non preoccupatevi delle pressioni americane su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l'America, e gli americani lo sanno."
Ariel Sharon (Primo Ministro israeliano)
Israeli Hebrew radio, Col Yisrael,
3 october 2001.
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FLASHBACK: Biden profetizza: Obama come Kennedy
Ron Paul: Hamas è una creazione di Israele
Il senatore Ron Paul si rifiuta di firmare una risoluzione che appoggia Israele e dichiara che Hamas è stato creato da Israele stessa.
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Depressione: tutti giù insieme
E’ il bello della globalizzazione ragazzi.
Fonte: Effedieffe
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martedì 13 gennaio 2009
Israele sta commettendo crimini di guerra
The Wall Street Journal 13 gennaio 2009
La violazioni di Hamas non sono una giustificazione per le azioni di Israele.
L'assalto che Israele sta dando alla Striscia di Gaza non può essere giustificato come autodifesa. Esso, piuttosto, comporta serie violazioni del diritto internazionale, e include crimini di guerra. I principali leader politici e militari israeliani potrebbero diver rispondere per le loro offese, e venir perseguiti da un tribunale internazionale, o dalle nazioni che praticano una giurisdizione universale per gravi crimini internazionali. Anche i combattanti di Hamas hanno violato le leggi del combattimento, ma i loro misfatti non giustificano le azioni di Israele.
La Carta delle Nazioni Unite ha mantenuto il tradizionale diritto di uno stato di reagire contro un "attacco armato" da parte di un altro stato. Questo diritto si è evoluto fino a comprendere attori che non siano stati, che operino al di là dei confini dello stato che rivendica la propria autodifesa, e presumibilmente questo si applica a Hamas. Tuttavia, un attacco armato comporta serie violazioni della pace. Piccole schermaglie sui confini sono comuni nei punti di conflitto, e se venissero tutte considerate attacchi armati, anche considerando che i fatti in questione sono spesso opachi e non verificabili, gli stati potrebbero facilmente sfuttarle per lanciare guerre di aggressione. Il che è esattamante quanto Israele sembra stia cercando di fare oggi.
Israele non aveva subito un "attacco armato" immediatamente prima del suo bombardamento della Striscia di Gaza. Fin dal primo lancio di razzi Kassam su Israele nel 2002, Hamas e altri gruppi Palestinesi hanno rovesciato migliaia di razzi e granate su Israele, causando due dozzine di vittime e una paura diffusa. Questi, essendo attacchi indiscriminati sui civili, erano crimini di guerra. Più o meno nello stesso periodo, le forze israeliane hanno ucciso più o meno 2700 Palestinesi a Gaza attraverso assassini mirati, bombardamenti aerei, raid di penetrazione, eccetera, secondo il gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem.
Ma il 19 Giugno 2008 Hamas e Israele hanno iniziato una tregua di sei mesi. Nessuna delle due parti ha perfettamente aderito. Israele ha sostanzialmente rifiutato di allentare il soffocante assedio su Gaza, imposto fin dal Giugno 2007. Hamas ha tollerato il lancio di qualche sporadico razzo - di solito dopo che Israele uccideva o imprigionava membri di Hamas in Cisgiordania, dove la tregua non era applicata. A seconda del rapporto che si legge, o nessuno o 1 israeliano è rimasto ucciso dai razzi, nei sei mesi precedenti questo attacco.
Poi Israele ha rotto la tregua il 4 Novembre, compiendo un raid sulla Striscia di Gaza e uccidendo un Palestinese. Hamas ha reagito con il lancio di razzi; Israele ha ucciso altri 5 Palestinesi. Nei giorni seguenti, Hamas ha continuato con il lancio dei razzi - tuttavia ancora nessun israeliano è morto. Israele non può sostenere di agire per autodifesa contro questa escalation, perchè è stata provocata dalla stessa violazione di Israele.
Un attacco armato non giustificato per autodifesa costituisce una guerra di aggressione. Secondo i Principi di Normiberga, affermati dalla risoluzione 95 delle Nazioni Unite, l'aggressione è un crimine contro la pace.
Israele ha anche fallito nel discriminare adeguatamente tra obiettivi civili e non civili. Gli F16 e gli elicotteri Apache israeliani, di fabbricazione americana, hanno distrutto moschee, le sedi dei ministeri dell'educazione e della giustizia, una università, prigioni, tribunali e stazioni di polizia. Queste istituzioni erano parte della infrastruttura civile di Gaza. E quando vengono colpite istituzioni non militari, i civili muoiono. Molti di quelli che sono stati uccisi la settimana scorsa erano giovani reclute della polizia senza alcun ruolo militare. I dipendenti civili del governo guidato da Hamas meritano la protezione della legge internazionale come tutti gli altri. L'ideologia di Hamas - i cui dipendenti possono condividere o non condividere - è detestabile, ma le nazioni civili non uccidono la gente solo per quel che pensa.
Gli attacchi deliberati su civili che non corrispondono a una stretta necessità militare sono crimini di guerra. Le attuali violazioni di Israele della legge internazionale non fanno che estendere una lunga sequenza di abusi sui diritti dei Palestinesi di Gaza. L'80% del milione e mezzo di residenti di Gaza sono rifugiati Palestinesi che sono stati obbligati a abbandonare le loro case o che le abbandonarono terrorizzati dagli attacchi terroristici di Israele nel 1948. Per 60 anni, Israele ha negato il diritto internazionalmente riconosciuto dei rifugiati Palestinesi di tornare nelle loro case - perchè non sono ebrei.
Anche se Israele ha ritirato i suoi coloni e soldati da Gaza nel 2005, essa continua a controllare rigidamente la costa di Gaza, il suo spazio aereo e le sue frontiere. Pertanto, Israele rimane una potenza occupante con il dovere legale di proteggere la popolazione civile. Ma l'assedio sulla Striscia di Gaza che ha preceduto l'attuale crisi, e che è durato 18 mesi, ha abbondantemente violato questi obblighi. Ha condotto l'attività economica in una situazione di stallo, ha lasciato i bambini affamati e malnutriti, e ha negato agli studenti Palestinesi la possibilità di studiare all'estero.
Israele deve rendere conto dei suoi crimini, e gli Stati Uniti dovrebbero smettere di esserne complici con il loro incondizionato appoggio militare e diplomatico.
GEORGE E. BISHARAT
Mr. Bisharat è professore allo Hastings College of the Law di San Francisco
Fonte: Wall Street Journal
Queste sono parole memorabili.
Se lo dice anche il Wall Street Journal, vuol dire che il muro di omertà sta cadendo.
Gli italiani saranno naturalmente gli ultimi a accorgersene.
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lunedì 12 gennaio 2009
Sparare sulla Croce Rossa. A Gaza si può.
Un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e fatto fuoco. Le allucinanti dichiarazioni di un portavoce dei servizi segreti israeliani, secondo cui l'esercito ha ottenuto via libera a sparare sulle ambulanze perché a bordo c'erano presunti membri della resistenza palestinese, danno il quadro di quale valore in questi giorni dia alla vita Israele, le vite dei nemici s'intende. Vale la pena di ripassare cosa dichiara il giuramento di Ippocrate, cui è tenuto ogni medico prima di iniziare a esercitare la professione: «Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica».
Sono sette fra dottori e infermieri volontari i camici bianchi uccisi dall'inizio della campagna di bombardamenti, una decina le ambulanze colpite dall'artiglieria israeliana. I sopravvissuti tremano di paura, ma non si tirano indietro. I lampeggianti cremisi delle ambulanze sono gli unici squarci di luce lungo le strade nelle notti oscure di Gaza, esclusi i lampi che precedono le esplosioni. Riguardo a questi crimini, l'ultima denuncia è partita da Pierre Wettach, capo della Croce Rossa a Gaza; le sue ambulanze sono potute accorrere sul luogo del massacro di Zeitoun, est di Gaza city, solo dopo 24 ore dall'attacco israeliano. I soccorritori dichiarano di essersi trovati davanti uno scenario raccapricciante: «Quattro bambini piccoli vicini ai corpi senza vita delle loro madri in una delle case. Erano troppo deboli per tenersi in piedi. E' stato trovato vivo anche un uomo, anche lui troppo debole per tenersi in piedi. In tutto sui materassi giacevano 12 corpi».
I testimoni di questa ennesima carneficina raccontano come i soldati israeliani, penetrati nel quartiere, abbiano radunato le decine di membri della famiglia Al Samouni in un solo edificio e poi lo abbiano ripetutamente bombardato. Con i miei compagni dell'Ism sono giorni che giriamo sulle ambulanze della mezzaluna rossa, abbiamo subito molteplici attacchi e perso un caro amico, Arafa, colpito in pieno da un colpo di obice sparato da un carro armato. Altri tre paramedici nostri amici rimangono ricoverati negli ospedali dove fino a ieri lavoravano. Sulle ambulanze il nostro dovere è raccogliere feriti, non accogliere guerriglieri. E quando troviamo riverso per strada un uomo ridotto a una poltiglia di sangue, non si ha il tempo di controllare i suoi documenti, di chiedergli se parteggia per Hamas o Fatah. Anche perché quasi sempre i feriti non rispondono, come i morti. Alcuni giorni fa, mentre caricavamo un ferito grave, ha cercato contemporaneamente di salire sull'ambulanza anche un altro uomo, ferito in maniera lieve. Lo abbiamo spintonato fuori, proprio perché sia chiaro a chi ci spia dal cielo che non fungiamo da taxi per il trasporto di membri della resistenza, ma accogliamo solo feriti gravi, il cui rifornimento da parte di Israele non cessa peraltro un istante.
La notte scorsa è arrivata all'ospedale Al Quds di Gaza City Miriam, 17 anni, in preda alle doglie. Al mattino erano passati nello stesso ospedale suo padre e sua cognata, entrambi cadaveri, vittime di uno dei tanti bombardamenti indiscriminati. Durante la notte Miriam ha partorito un bel bimbo, inconsapevole del fatto che mentre lei si trovava in salo parto, un piano più in basso, all'obitorio era giunto anche il giovane marito.
Alla fine persino le Nazioni unite si sono accorte che qui a Gaza siamo come tutti immersi nello stesso catino, bersagli mobili per ogni cecchino. Siamo arrivati a quota 789 vittime, 3300 i feriti, 410 vertono in situazione critica, 230 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Il computo delle vittime civili israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Per bocca di John Ging capo dell'Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), le Nazioni unite hanno annunciato di sospendere le loro attività umanitarie lungo la Striscia. Ho incrociato Ging negli uffici dell'agenzia di stampa Ramattan, e l'ho visto agitare il suo indice accusatorio contro Israele dinnanzi alle telecamere.
L'Onu cessa le sua attività a Gaza dopo che due dei suoi operatori sono stati uccisi ieri, beffa vuole durante le tre ore di una tregua che Israele ha annunciato e al suo solito non rispetta. «I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere, i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli» ho sentito Ging dichiarare a due passi da me. Da Gerusalemme mi scrive Yasmine, moglie di uno dei numerosi giornalisti in fila al valico di Erez, giornalisti ai quali per chissà perché Israele non concede il lasciapassare per venire qui a filmare e a raccontare l'immane catastrofe innaturale che da tredici giorni imperversa. Queste le sue parole: «L'altro ieri sono andata a vedere Gaza dal di fuori. I giornalisti del mondo sono tutti ammucchiati su una collinetta di sabbia a un paio di km dal confine. Decine di telecamere che puntano verso di voi. Aeri che ci sorvolano, si sentono ma non si vedono, sembrano solo illusioni mentali finché non si vede il fumo nero salire all' orizzonte. La collina è diventata anche meta turistica per gli Israeliani di zona. Con grandi binocoli e macchine fotografiche vengono a vedere i bombardamenti dal vivo».
Mentre sto trascrivendo in fretta e furia questa mia corrispondenza una bomba cade nel palazzo a fianco a quello in cui mi trovo. I vetri tremano, le orecchie dolgono, mi affaccio dalla finestre e vedo che hanno colpito l'edificio dove sono raccolti i principali media arabi. E' uno dei palazzi più alti di tutta Gaza city, l'Al Jaawhara building. Sul tetto tengono fissi una troupe con una telecamera, li vedo ora contorcersi tutti a terra, agitare le braccia invocando aiuto, avvolti da una cappa nera di fumo. Paramedici e giornalisti, le professioni più eroiche in questo spicchio di mondo. All'ospedale Al Shifa ieri sono andato a trovare Tamim, reporter sopravvissuto ad un bombardamento aereo. Mi ha spiegato come secondo lui Israele stia adottando le stesse identiche tecniche terroristiche di Al-Qaeda, bombarda un edificio, attende l'arrivo dei giornalisti e dei soccorsi, quindi fa cadere un'altra bomba che fa strage di questi ultimi. Per questo motivo a suo avviso si sono registrate molte vittime fra i paramedici e i reporter. Gli infermieri attorno al suo letto facevano cenni di consenso. Tamim mi ha mostrando sorridendo i suoi moncherini. Ha perso le gambe, ma è felice d' essersela cavata, il suo collega Mohammed è morto con in mano la macchina fotografica, la seconda esplosione lo ha ucciso.
...
Nel frattempo mi sono informato sulla bomba appena caduta nel palazzo qui vicino, sono rimasti feriti due giornalisti, entrambi palestinesi, uno di Libyan tv l'altro di Dubai tv. Giusto un altro sonoro avvertimento da chi esige che questo massacro di vittime civili non venga in alcun modo raccontato. Non mi resta che augurarmi che nel quartier generale dei vertici militari israeliani non si legga il manifesto, né vi siano affezionati visitatori del mio blog. Restiamo umani.
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Israele ammette: "Hamas non ha lanciato nessun razzo durante la tregua"
Questo prova che è stata ISRAELE a violare la tregua!
Israele prima ha violato il cessate il fuoco, e poi ha scatenato l'inferno sul popolo di Gaza, urlando: " LO FACCIAMO PER AUTODIFESA !"
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Bush: la tortura è necessaria
E' colpa di Hamas!

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La Giordania ritira il proprio ambasciatore da Israele
Prima ha iniziato la Mauritania, poi il Venezuela, adesso la Giordania....
l'Europa dovrebbe prendere esempio da questi paesi.
Il bombardamento di Israele non è autodifesa: è un crimine di guerra
The Sunday Times 11 gennaio 2009
Israele ha cercato di giustificare i suoi attacchi militari su Gaza dicendo che corrispondono a un atto di "autodifesa", come riconosciuto dall'Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Noi respingiamo categoricamente questo parere.
Per quanto deplorabili siano gli attacchi dei razzi di Hamas su Israele, essi, in termini di scala di grandezza e di effetti ottenuti, non costituiscono un attacco armato tale da autorizzare Israele a ricorrere all'autodifesa. Secondo il diritto internazionale l'autodifesa è un atto da utilizzare come ultima risorsa, ed è soggetto alle consuete regole di proporzionalità e necessità.
L'uccisione di quasi 800 Palestinesi, in gran parte civili, e di più di 3000 feriti, accompagnata dalla distruzione di scuole, moschee, case, strutture delle Nazioni Unite e edifici governativi, che Israele ha la responsabilità di proteggere secondo la Convenzione di Ginevra, non è commensurata alle morti causate dai colpi dei razzi di Hamas.
Per 18 mesi Israele ha imposto un blocco illegale sulla striscie costiera, che ha portato la comunità di Gaza sull'orlo del collasso. Nei tre anni successivi al ritiro di Israele da Gaza, 11 israeliani sono rimasi uccisi dal fuoco dei razzi. D'altra parte, nel periodo che va dal 2005 al 2008, secondo le Nazioni Unite, l'esercito israeliano ha ucciso circa 1250 Palestinesi a Gaza, inclusi 222 bambini. Per tutto questo tempo la Striscia di Gaza è rimasta territorio occupato secondo la legge internazionale perchè Israele ha mantenuto su di essa un effettivo controllo.
Le azioni di Israele sono da considerare atti di aggressione, e non di auto-difesa, quantomeno perchè il suo assalto a Gaza non era necessario.Israele avrebbe potuto accordarsi per rinnovare la tregua con Hamas. Invece ha ucciso 225 Palestinesi il solo primo giorno dell'attacco. Per come stanno le cose, l'invasione e il bombardamento di Gaza corrispondono a una punizione collettiva sul milione e mezzo di abitanti di Gaza, contraria alla legge internazionale sui diritti umani e umanitari. Oltre a ciò, il blocco dell'assistenza umanitaria, la distruzione di infrastrutture civili, il blocco dell'accesso a risorse fondamentali come il cibo e il carburante, costituiscono elementi sufficienti per parlare di crimine di guerra.
Condanniamo il lancio di razzi di Hamas nel territorio di Israele e le esplosioni suicide che sono anch'esse contrarie alle leggi umanitarie internazionali. Israele ha il diritto di prendere contromisure ragionevoli e proporzionate per proteggere la sua popolazione civile da questo tipo di attacchi. Tuttavia, le modalità e l'ordine di grandezza delle sue operazioni si Gaza costituiscono un atto di aggressione contrario al diritto internazionale, nonostante gli attacchi dei razzi di Hamas.
Ian Brownlie QC, Blackstone Chambers
Mark Muller QC, Bar Human Rights Committee of England and Wales
Michael Mansfield QC and Joel Bennathan QC, Tooks Chambers
Sir Geoffrey Bindman, University College, London
Professor Richard Falk, Princeton University
Professor M Cherif Bassiouni, DePaul University, Chicago
Professor Christine Chinkin, LSE
Professor John B Quigley, Ohio State University
Professor Iain Scobbie and Victor Kattan, School of Oriental and African Studies
Professor Vera Gowlland-Debbas, Graduate Institute of International and Development Studies, Geneva
Professor Said Mahmoudi, Stockholm University
Professor Max du Plessis, University of KwaZulu-Natal, Durban
Professor Bill Bowring, Birkbeck College
Professor Joshua Castellino, Middlesex University
Professor Thomas Skouteris and Professor Michael Kagan, American University of Cairo
Professor Javaid Rehman, Brunel University
Daniel Machover, Chairman, Lawyers for Palestinian Human Rights
Dr Phoebe Okawa, Queen Mary University
John Strawson, University of East London
Dr Nisrine Abiad, British Institute of International and Comparative Law
Dr Michael Kearney, University of York
Dr Shane Darcy, National University of Ireland, Galway
Dr Michelle Burgis, University of St Andrews
Dr Niaz Shah, University of Hull
Liz Davies, Chair, Haldane Society of Socialist Lawyer
Prof Michael Lynk, The University of Western Ontario
Steve Kamlish QC and Michael Topolski QC, Tooks Chambers
Fonte: Times
...Se lo dice il Times...!
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sabato 10 gennaio 2009
Il massacro di Gaza

Mentre questo criminale fa la pausa caffè, questo è quello che succede al suo popolo:
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Condoleeza Rice dice che per Israele "è difficile" risparmiare civili a Gaza
Condi. Ti sono rimasti ancora pochi giorni di lavoro. Perchè non te ne stai zitta e non ci risparmi altre vergogne?
I civili non morirebbero affatto se Israele non avesse rotto la tregua il 5 Novembre.
I civili non morirebbero se Israele desse ai Palestinesi quello che chiede per sè stessa, il diritto a esistere in uno Stato loro.
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Ora basta. E' venuto il momento di boicottare.
di Naomi Klein
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La Polizia Europea potrà intercettare e leggere i computer in remoto
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Gaza, 13enne palestinese racconta: chiusi in casa e bombardati
che tipo di sentimenti potrà mai nutrire verso Israele questo ragazzo quando sarà più grande, rimasto senza mamma e senza fratellini?
L'Operazione Piombo Fuso parte di una più ampia agenda di intelligence militare
"Fonti dell'establishment della Difesa hanno dichiarato che il Ministro della Difesa Ehud Barak ha istruito l'esercito (IDF) a prepararsi all'operazione più di 6 mesi fa, contemporaneamente ai negoziati per una tregua intrapresi da Israele con Hamas". (Barak Ravid, Operation "Cast Lead": Israeli Air Force strike followed months of planning, Haaretz, December 27, 2008).
E' stato Israele a rompere la tregua, il giorno delle elezioni presidenziali americane, il 4 novembre scorso.
"Israele l'ha usato come distrazione per rompere la tregua con Hamas e bombardare la Striscia. Israele ha dichiarato che la violazione del cessate il fuoco è avvenuta per impedire ad Hamas di scavare tunnel sino al territorio israeliano. Il giorno immediatamente successivo, Israele ha lanciato un terrorizzante assedio a Gaza, tagliando i rifornimenti di cibo, carburante, medicine e altri generi di prima necessità, nel tentativo di fiaccare i Palestinesi mentre iniziava l'offensiva armata.
In risposta, Hamas e altri gruppi nella Striscia hanno ripreso a sparare su Israele dei razzi, artigianali e perloppiù imprecisi. Nel corso dei 7 anni precedenti, questi razzi hanno provocato la morte di 17 Israeliani. Nello stesso periodo di tempo, gli assalti da BLitzkrieg dell'esercito israeliano hanno ucciso migliaia di Palestinesi, suscitando la protesta di tutte le nazioni rimasta però inascoltata dall'ONU". (Shamus Cooke, The Massacre in Palestine and the Threat of a Wider War, Global Research, December 2008).
Disastro umanitario pianificato
Lo scorso 8 dicembre, il Vice segretario di Stato americano John Negroponte si trovava a Tel Aviv per discutere con le sue controparti israeliane, incluso il direttore del Mossad, Meir Degan. L'operazione Piombo Fuso è iniziata due giorni dopo Natale. E' stata associata ad una campagna di pubbliche relazione attentamente progettata sotto gli auspici del Ministro degli esteri israeliano.
I bersagli militari di Hamas non sono l'obiettivo principale. L'Operazione Piombo Fuso mira deliberatamente a provocare vittime tra i civili. Quello con cui abbiamo a che fare a Gaza è un disastro umanitario pianificato in un'area densamente popolata. L'obiettivo più a lungo termine del piano, così come formulato dagli ufficiali e dai politici israeliani, è l'espulsione dei Palestinesi dalla terra della Palestina.
"Terrorizzare la popolazione civile, assicurando la massima distruzione di proprietà e risorse culturali...La vita quotidiana dei Palestinesi deve essere resa insopportabile: dovrebbero essere segregati nelle città e nei villaggi, impediti a condurre una normale vita economica, tagliati fuori da posti di lavoro, scuole e ospedali. Questo incoraggerà l'emigrazione ed indebolirà la resistenza a future espulsioni". (Ur Shlonsky, citato da Ghali Hassan, Gaza: The World’s Largest Prison, Global Research, 2005).
Operazione Vendetta Giustificata
E' stato raggiunto un punto di svolta. L'operazione Piombo Fuso fa parte di una più ampia operazione militare e di intelligence iniziata all'alba del governo di Sharon del 2001. E' stato sotto l'operazione Vendetta Giustificata promossa da Sharon che sono stati utilizzati per la prima volta quegli aerei da caccia F-16 per il bombardamento delle città palestinesi.
L'operazione Vendetta Giustificata è stata presentata nel luglio del 2001 al governo Sharon dal Capo di Stato Maggiore dell'esercito Shaul Mofaz, col titolo di "La Distruzione dell'Autorità Palestinese e il Disarmo di tutte le Forze Armate".
"E' stato redatto nel giugno scorso [2001] un piano di contingenza, nome in codice Operazione Vendetta Giustificata, per rioccupare tutta la Cisgiordania e forse la Striscia di Gaza, al costo probabile di centinaia di vittime israeliane". (Washington Times, 19 March 2002).
Secondo il Jane's Foreign Report del 12 luglio 2001, l'esercito israeliano sotto Sharon aveva aggiornato i suoi piani ai fini di un "assalto globale per smantellare l'autorità palestinese, estromettere Yasser Arafat e uccidere o imprigionare il suo esercito".
Giustificazione del Massacro
La cosiddetta "giustificazione del massacro" era una componente essenziale del piano militare e di intelligence. L'uccisione di civili palestinesi veniva giustificata su "basi umanitarie". Le operazioni dell'esercito israeliano erano attentamente preordinate al fine di coincidere con gli attacchi suicidi.
"L'assalto verrebbe lanciato, a discrezione del governo, dopo un grande attacco suicida in Israele, che provochi un ampio numero di morti e feriti, citando il massacro come giustificazione". (Tanya Reinhart, Evil Unleashed, Israel's move to destroy the Palestinian Authority is a calculated plan, long in the making, Global Research, December 2001).
Il Piano Dagan
L'operazione Vendetta Giustificata è stata anche chiamata "Piano Dagan", dal nome del generale (a riposo) Meir Dagan, attuale direttore del Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana.
Il Generale di riserva Meir Dagan è stato il consigliere della Sicurezza Nazionale di Sharon durante la campagna elettorale del 2000. A quanto sembra, il piano è stato redatto prima dell'elezione di Sharon a primo ministro nel febbraio del 2001.
"Secondo Alex Fishman che scrive su Yediot Aharonot, il Piano Dagan consisteva nel distruggere l'autorità palestinese e mettere 'fuori gioco' Yasser Arafat". (Ellis Shulman, "Operation Justified Vengeance": a Secret Plan to Destroy the Palestinian Authority, marzo 2001):
"Come riportato su Foreign Report [Jane] e divulgato localmente da Maariv, il piano d'invasione di Israele — secondo quanto riferito soprannominato Vendetta Giustificata — verrebbe lanciato immediatamente in seguito al prossimo attentato suicida ad alto numero di vittime, durerebbe circa un mese e ci si aspetta che risulti nella morte di centinaia di israeliani e migliaia di palestinesi. (Ibid)
Il "Piano Dagan" prevedeva la cosiddetta "cantonizzazione" dei territori palestinesi, per cui la Cisgiordania e Gaza verrebbero completamente divise l'una dall'altra, con "governi" separati in ciascuno dei territori. In base a questo scenario, già previsto nel 2001, Israele:
"negozierebbe separatamente con le forse palestinesi che sono dominanti in ciascun territorio-forze palestinesi responsabili per la sicurezza, l'intelligence ed anche per il Tanzim (Fatah). Il piano quindi è molto rassomigliante all'idea di "cantonizzazione" dei territori palestinesi, proposto da molti ministeri". (Sylvain Cypel, The infamous 'Dagan Plan' Sharon's plan for getting rid of Arafat, Le Monde, 17 dicembre 2001).
Il Piano Dagan ha dimostrato la continuità dell'agenda militare e di intelligence. Come risultato delle elezioni del 2000, a Meir Dagan venne assegnato un ruolo chiave. Divenne l'intermediario di Sharon sui temi della sicurezza con gli ambasciatori speciali del presidente Bush Zinni e Mitchell. Successivamente fu nominato direttore del Mossad dal primo ministro Ariel Sharon nell'agosto del 2002. Dopo il governo Sharon, è rimasto capo del Mossad. E' stato riconfermato nella sua posizione di direttore dell'intelligence israeliano dal primo ministro Ehud Olmert nel giugno del 2008.
Meir Dagan, in coordinamento con i suoi interlocutori americani, è stato responsabile di diverse operazioni militari e di intelligence. Vale la pena notare che come giovane colonnello Meir Dagan aveva operato a stretto contatto col ministro della difesa Ariel Sharon negli attacchi agli insediamenti palestinesi a Beirut nel 1982. Sotto molti aspetti, l'invasione terrestre di Gaza del 2009 presenta notevoli somiglianza con l'operazione militare del 1982 guidata da Sharon e Dagan.
Continuità: Da Sharon a Olmert
E' importante mettere a fuoco un certo numero di eventi chiave che hanno preparato la strada alle uccisioni di Gaza sotto l'"Operazione Piombo Fuso":
1. L'assassinio di Yasser Arafat nel novembre 2004. L'assassinio era stato rubricato sin dal 1996 come parte dell' Operazione Campi di Spine. Un documento dell'ottobre del 2000 "preparato dai servizi di sicurezza, su richiesta dell'allora primo ministro Ehud Barak, dichiarava che 'la persona di Arafat è una grave minaccia alla sicurezza dello stato [di Israele] ed il danno che risulterà dalla sua scomparsa è minore del danno provocato dalla sua esistenza'". (Tanya Reinhart, Evil Unleashed, Israel's move to destroy the Palestinian Authority is a calculated plan, long in the making, Global Research, dicembre 2001. Dettagli del documento sono stati pubblicati su Ma'ariv, 6 luglio 2001).
L'assassinio di Arafat è stato ordinato nel 2003 dal gabinetto israeliano. E' stato approvato dagli USA che opposero il veto ad una Risoluzione di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannava la decisione del gabinetto israeliano del 2003. Reagendo a moltiplicati attacchi palestinesi, nell'agosto del 2003, il ministro della difesa Shaul Mofaz dichiarò "guerra totale" ai militanti che giurò essere "condannati a morte".
"A metà settembre, il governo israeliano approvò una legge per sbarazzarsi di Arafat. Il gabinetto politico per gli affari della sicurezza di Israele la dichiarò 'una decisione di rimuovere Arafat come un ostacolo alla pace'. Mofaz minacciò: 'sceglieremo il giusto modo ed il giusto tempo per uccidere Arafat'. Il ministro palestinese Saeb Erekat raccontò alla CNN che pensava che Arafat sarebbe stato il prossimo bersaglio. La CNN chiese al portavoce di Sharon Ra'anan Gissan se il voto significasse l'espulsione di Arafat. Gissan chiarì: 'Non significa questo. Oggi il gabinetto ha deciso di rimuovere questo ostacolo. Il tempo, il metodo, i modi con i quali ciò avrà luogo saranno decisi separatamente ed i servizi di sicurezza monitoreranno la situazione e faranno le raccomandazioni sull'azione opportuna". (Vedi Trish Shuh, Road Map for a Decease Plan, www.mehrnews.com 9 novembre 2005).
L'assassinio di Arafat faceva parte del Piano Dagan del 2001. Con ogni probabilità, è stato eseguito dall'intelligence israeliana. Fu pensato per distruggere l'Autorità Palestinese, fomentare divisioni all'interno di Fatah come pure tra Fatah e Hamas. Mahmoud Abbas è una sorta di quisling palestinese. E' stato installato come leader di Fatah, con l'approvazione di Israele e degli USA, che finanziano le forze paramilitari e di sicurezza dell'Autorità Palestinese.
2. La rimozione, in base agli ordini del primo ministro Ariel Sharon nel 2005, di tutti gli insediamenti ebraici a Gaza. E' stata trasferita una popolazione ebraica di 7.000 persone.
"E' mia intenzione [di Sharon] attuare un'evacuazione – scusate, una ridistribuzione – di insediamenti problematici e di luoghi che non faranno comunque parte di un insediamento finale, come gli insediamenti di Gaza.... Sto lavorando sul presupposto che in futuro non vi sarà nessun ebreo a Gaza". (CBC, marzo 2004)
La questione delle colonie a Gaza fu presentata come parte della road map di Washington verso la pace. Celebrata come una "vittoria" dai palestinesi, questa misura non era affatto diretta contro i coloni ebrei. In realtà era l'opposto: essa era parte del complesso dell'operazione segreta, che consisteva nel trasformare Gaza in un campo di concentramento. Finché i coloni ebrei vivevano dentro Gaza, l'obiettivo di mantenere un grande territorio lager non poteva essere raggiunto. L'esecuzione dell'"Operazione Piombo Fuso" richiedeva il corollario "nessun ebreo a Gaza".
3. La costruzione dell'ignobile Muro dell'Apartheid venne decisa subito dopo l'inizio del governo Sharon.
4. La fase successiva è stata la vittoria elettorale di Hamas nel gennaio del 2006. Senza Arafat, gli architetti militari e dell' intelligence israeliani sapevano che Fatah guidata da Mahmoud Abbas avrebbe perso le elezioni. Questo era parte dello scenario, che era stato previsto ed analizzato bene in anticipo.
Con Hamas a capo dell'autorità palestinese, utilizzando il pretesto che Hamas è un'organizzazione terrorista, Israele avrebbe attuato il processo di "cantonizzazione" così come concepito in base al piano Dagan. Fatah sotto Mahmoud Abbas sarebbe rimasta formalmente al comando della Cisgiordania. Il governo Hamas, eletto come previsto, sarebbe stato confinato alla striscia di Gaza.
Attacco di terra
Il 3 gennaio, i carri armati e la fanteria israeliani sono entrati a Gaza in una offensiva terrestre totale:
"L'operazione di terra è stata preceduta da diverse ore di fuoco dell'artiglieria pesante a notte inoltrata, in modo da incendiare i bersagli che bruciassero nel cielo notturno. Il fuoco di mitragliatrice sferragliava mentre proiettili traccianti luminosi balenavano nella notte attraverso l'oscurità ed il fragore di centinaia di proiettili di artiglieria proiettava lampi di fuoco". (AP, 3 gennaio 2009)
Fonti israeliane hanno parlato di un'operazione militare a lungo termine. "Non sarà semplice e non sarà breve", ha dichiarato il ministro della difesa Ehud Barak in un discorso alla TV.
Israele non sta cercando di obbligare Hamas a "cooperare". Quello di cui stiamo parlando è l'attuazione del "Piano Dagan" come inizialmente formulato nel 2001, che richiedeva:
"un'invasione del territorio controllato dai palestinesi da parte di circa 30.000 soldati israeliani, con l'ordine di distruggere le infrastrutture della leadership palestinese e raccogliere l'armamento attualmente posseduto dalle diverse forze palestinesi, e di espellere o uccidere la loro leadership militare. (Ellis Shulman, op cit).
Il più ampio interrogativo è se Israele in consultazione con Washington sia determinata a dare l'avvio ad una guerra più estesa.
L'espulsione di massa potrebbe avvenire a qualche stadio successivo dell'invasione terrestre, se gli israeliani dovessero aprire le frontiere di Gaza per permettere l'esodo della popolazione. All'espulsione si riferiva Ariel Sharon come ad "una soluzione stile 1948". Per Sharon "è necessario solamente trovare un altro stato per i palestinesi. - 'La Giordania è Palestina' - era lo slogan di Sharon". (Tanya Reinhart, op cit)
by Michel Chossudovsky
Fonte: Effedieffe
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La CNN conferma che a rompere la tregua è stato Israele
"E' colpa di Hamas! E' colpa di Hamas! E' colpa di Hamas! E' colpa di Hamas! E' colpa di Hamas! E' colpa di Hamas!
(Fiamma Nierenstein)
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Come vengono costruiti i temibili razzi Kassam!!
Se non fosse in corso un genocidio, ci sarebbe proprio da ridere.
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venerdì 9 gennaio 2009
Sta accadendo
L'opinione pubblica americana, per quanto coi paraocchi, sta cambiando.
Ad ogni atrocità commessa dai sanguinari israeliani, sempre più americani perdono la capacità di razionalizzare quel che non si può scusare.
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Appello per la pubblicazione di un annuncio sul Washington Post
Gli ultimi resoconti parlano di 257 bambini uccisi.
Adesso c'è bisogno di azione e non di parole. Stiamo mettendo insieme i nostri sforzi per lanciare un'importante campagna sui media affinchè vengano prese immediate misure per un cessate il fuoco giusto e duraturo - a partire dagli influenti giornali americani, dove c'è urgente bisogno di una voce dignitosamente a favore della pace, con un grosso annuncio da pubblicarsi sul Washington Post, questo:

Teniamo ben presente che un annuncio come questo servirebbe a favorire il cambiamento dell'opinione pubblica americana (che già sta lentamente avvenendo: si iniziano a notare le prime crepe nell'informazione tutta finora schierata per Israele) e quindi a obbligare Israele a sbloccare gli aiuti ai valichi di frontiera (gli aiuti CI SONO, ma non vengono fatti entrare!).
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